NAESH "N"
(2026 )
''N'' è un disco che parla di ritorni senza avere davvero nostalgia.
Naesh riprende un percorso interrotto e lo fa insieme a RameBiz, compagno di viaggio di una storia che affonda le radici nella scena hip hop della Riviera di oltre vent’anni fa.
Ma più che recuperare qualcosa, i due sembrano interessati a capire cosa sia rimasto dopo tutto questo tempo.
Il risultato è un rap che non ha particolare fretta di dimostrare qualcosa. La scrittura di Naesh parte spesso dalla quotidianità, dal territorio, dalle persone e dalle esperienze accumulate negli anni, mantenendo uno sguardo concreto che non ha bisogno di trasformare ogni episodio in una dichiarazione di intenti.
Anche l’ironia diventa uno strumento per osservare le cose da una certa distanza, senza togliere peso a quello che viene raccontato.
Ventimiglia rimane sullo sfondo e allo stesso tempo dentro il disco. Non come semplice elemento identitario, ma come punto di osservazione: una dimensione periferica dalla quale guardare il resto del mondo senza l’urgenza di adeguarsi ai suoi ritmi.
È una prospettiva che rende ''N'' personale senza trasformarlo in un disco esclusivamente autobiografico.
A tenere insieme questo sguardo ci sono le produzioni di RameBiz, che non sembrano voler mettere in scena il rap come esercizio di appartenenza a una tradizione. Le radici hip hop sono evidenti, ma il suono può muoversi con maggiore libertà, lasciando spazio anche alle influenze jazz e soul già emerse nel percorso di questo ritorno.
I tre singoli che hanno anticipato l’album — ''Vita Lenta'', ''Re Carlo'' e ''California'' — acquistano così un significato diverso ascoltati dentro l’intero progetto: non sono soltanto tappe di una nuova pubblicazione, ma frammenti di una storia che Naesh sta rimettendo insieme senza cancellare gli anni trascorsi lontano dalla musica.
''N'' funziona proprio perché non prova a fingere che il tempo non sia passato. Naesh non torna a essere quello di vent’anni fa e non sembra nemmeno volerlo fare.
Prende quello che è successo nel frattempo — il territorio, le esperienze, le pause, i cambiamenti — e lo porta dentro una scrittura che conserva la propria identità ma cambia inevitabilmente il punto di vista.
Il vero tema del disco, alla fine, potrebbe essere proprio questo: non tornare indietro, ma imparare a guardare ciò che si è lasciato alle spalle con occhi diversi.