FLAME PARADE "Hollywood stray"
(2026 )
Ritornano i Flame Parade con uno sguardo disilluso alla realtà, che però proviene da un sogno. Il loro sound infatti unisce un vaporoso dream pop alle chitarre elettriche “domate”, cioè elettriche sì ma non abrasive, addolcite, tipiche del rock definito indie degli ultimi 15 anni.
Questa filigrana morbida, unita alle voci femminile e maschile spesso unite all'unisono, mi ricorda lontanamente l'intenzione di Maria Antonietta e Colombre, con il loro pezzo fintamente leggerissimo all'ultimo Sanremo 2026, dove cantavano il desiderio generazionale di fare una rapina per riprendersi tutto ciò che ci hanno sottratto.
Forse non sono andato del tutto lontano come intenzione, perché le parole dei Flame Parade cantano il disincanto rivolto al mondo dello spettacolo: il nuovo album, uscito per Materiali Sonori, si chiama “Hollywood Stray”, che significa “randagio di Hollywood”, indicando chi bazzica intorno al salottino buono degli artisti, senza mai riuscire ad entrarci. La titletrack recita: “All the dreams drifted away”.
A differenza però della sensazione concettuale che ho trovato con il duo andato al Festival, qui nei Flame Parade trovo canzoni più costruite, dal punto di vista armonico ma anche dinamico: ci sono momenti dove le canzoni sono suonate piano (eresia, in un sistema che prevede la piattezza di volume programmatica).
Accanto a basso, batteria e chitarra con tremolo (come in “Need a Car”), in certi brani c'è anche un violino. Nonostante un primo superficiale ascolto, dove avevo distrattamente notato solo voci flebili in un pop caramellato, al secondo ascolto invece ho notato la cura degli arrangiamenti, e il bel finale di “Television Home”, che fa sfumare la canzone elettrica, per tornare in fade in sulla chitarra acustica, e l'arpeggione synth in “A Little More Trouble”. Ci sono tante invenzioni delicate in ciascuno dei nove pezzi, che rendono il disco ricco di colori, e godibile più volte.
I testi in inglese fanno intuire la vocazione internazionale della band toscana, e le date del tour la confermano: Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svezia. Se il sogno hollywoodiano è fallito, auspichiamo sempre che quello europeo si rafforzi sempre più! (Gilberto Ongaro)