VITANTONIO GASPARRO "Miniatures for solo vibraphone"
(2026 )
Quante cose si possono fare con un vibrafono? Vitantonio Gasparro è intenzionato a farcene scoprire quante più possibile, con il suo viaggio nelle lamine di metallo “Miniatures for Solo Vibraphone”, uscito per Angapp Music.
Sono dieci brani diversi, uniti dall'estremo virtuosismo del musicista. L'album si apre con l'episodio più lungo: “Interferenze II”, dove uno sfondo urbano sparisce quasi subito per dar spazio alla fantasia sprigionata con i battenti di feltro.
Arpeggi vorticosi, melodie inafferrabili, momenti suonati pianissimo, loop incantati e accelerati, fasi ritmiche. Tutte le possibilità vengono esplorate in nove minuti. È come un biglietto da visita, questo primo brano: “Ecco cosa posso fare!”.
Dopodiché arrivano le vere e proprie miniature, brani molto brevi. “Invention”, più regolarmente rispetto al brano d'esordio, intona una sola melodia di note di uguale durata, con entrambe le mani, che poi si sdoppia in due voci, come i leggendari contrappunti di Bach.
“Shades Of an Istant” è un 6/8 onirico, morbido e dalle ricercate progressioni armoniche, che rilassano, mentre “Three Places” mette inizialmente sull'attenti, ribattendo una nota fissa sotto la quale si modificano gli accordi creati con gli altri tre mallets. L'attenzione dell'ascoltatore è catturata dal non arrivare quasi mai a un accordo “conclusivo”, alla sensazione di risoluzione.
Gasparro ci porta dove vuole, anche in soli 51 secondi, con “Leftover”, una nuova invenzione a due voci ma stavolta non con note di uguale durata: ci sono sincopi e controtempi da jazz. Anche “In Between” gioca sul non arrivare a un punto fisso, perché vuole far apprezzare proprio gli ingranaggi della struttura, i tortuosi passi del percorso.
“Weirdly” è così chiamata semplicemente perché gioca su scale che rendono “misterioso” il brano, come la lidia. Altro brano brevissimo, “Foretold?”, di soli 33 secondi, è un caotico e nervoso agitarsi tra note di diversa altezza, sfiorando l'atonalità.
“Nocturne” è il penultimo brano dell'album e l'ultimo che mostra l'estro armonico (non per citare Vivaldi, ma proprio per descrivere la fantasia nelle continue progressioni) di Vitantonio Gasparro, che sembra scrivere delle frasi che aprono parentesi tonde, quadre, grafe, eppure poi riesce a chiuderle tutte.
Infine, “Death of a Star” è una conclusione molto espressiva, suonata quasi facendo sussurrare il vibrafono, con la delicatezza di una ninna nanna. Più che morire, sembra che la stella stia chiudendo gli occhi (come in versione cartone animato), per addormentarsi serena. Grazie al tocco di Gasparro, in certe note acute il vibrafono sembra trasformarsi in una celesta, se non addirittura in un glockenspiel.
Queste sono le miniature, le piccole icone sonore create da Vitantonio Gasparro, che apre le orecchie alle possibilità di uno strumento troppo spesso relegato al solo jazz, ai brani più eleganti della disco... o a Frank Zappa! (Gilberto Ongaro)