GRANDMAS HOUSE "Baby you're a winner"
(2026 )
Rispetto al passato, la quota del rock rosa si sta facendo notare sempre più e, fortunatamente, non si hanno più preconcetti nell’accoglierla.
E non lo si fa più con riserva, come accadeva prima e, lo spazio a lei dedicato, fa si che si scoprano nuove, belle realtà da tenere d’occhio, come il quartetto di Bristol delle Grandmas House.
Il quale, dopo l’uscita di 3 brillanti e.p., giunge al fatidico debut-album “Baby you’re a winner”, impacchettato con una dozzina di brani molto vari ed eclettici.
Proprio su quest’ultima considerazione suggerirei una maggiore attenzione, poiché si avverte come nei 37 minuti del percorso le 4 girls abbiano racchiuso una miriade di generi talmente ben amalgamati che non è un’eresia definirlo un album ricercato e variopinto a volontà.
Il tutto comincia dal power-wave della titletrack, e prosegue con il dinamismo noir di “DOG”, il cui narrato sofferente ricorda Exene Cervenka degli X, anche udibile in “Taxidermy”.
Forza e piglio esecutivo sono calati sul loro “Table” identitario e, nonostante la ballad “Hurricane” non sia tra i piatti più forti, torniamo a riassaporare ottime pietanze rockeggianti con “Next Big Hit (Choo Choo) e “I miss that house”.
Invece, l’ipnotico singolo “Dance” getta colate alt-wave sulla scia degli Interpol più estranianti, mentre smarrimenti d’anima sono captabili sia in “Soaked” che in “Spring”, ma con taglio delicato e sensibile.
Il palese velo di malinconia che vige in questo debutto, esplica a dovere il senso delle difficoltà che si intrecciano nella vita, però le Grandmas House son ricche anche di umori divertenti, colti e travolgenti.
E se il buongiorno si vede dal mattino, per loro l’alba acclamativa arriverà molto presto. Pay attention! (Max Casali)