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MANINNI  "1997"
   (2026 )

Uscito il 27 marzo 2026 per Pipoca Project di Roberto Gentileschi e prodotto da Matteo Cantaluppi, il nuovo EP del cantautore pugliese Alessio Mininni (in arte Maninni) deve il suo titolo, “1997”, al carattere brit-pop anni ‘90 dal quale traggono ispirazione i cinque brani e all’anno di nascita di Alessio, che è proprio il 1997.

Infatti, la realizzazione di questo disco rappresenta una rinascita professionale e personale dell’artista, un tentativo di ritrovare sé stesso dopo tante esperienze finalizzate solo alla compatibilità con le esigenze del mercato, nelle quali Maninni ha dovuto reprimere le sue vere necessità comunicative.

Chi nel 2024 ha seguito il Festival di Sanremo si ricorda senz’altro la canzone “Spettacolare” che il cantautore ha portato sul palco e che – pur essendo musicalmente e poeticamente superiore a diversi altri brani allora in gara – mancava dell’autenticità e della libertà creativa che invece caratterizza i brani presenti su “1997”.

Come riportato da Lorenza Ferraro nella guida all’ascolto dell’EP, pubblicata il 25/03/2026 sul sito All Music Italia, Maninni ha spiegato: “Ho ricominciato a fare musica nel miglior modo che io abbia sempre conosciuto: con gli strumenti musicali tra le mani e scrivendo a braccio, per la sola esigenza di sputare quello che ho dentro”.

Se si osa provare a interpretare le sue parole, si può dedurre con un’ombra di tristezza che durante la sua vita finora l’autore non ha avuto la possibilità di conoscere modi di fare musica migliori di questo e – più triste ancora, ma vero – che il prodotto artistico serve più per liberarsi dagli effetti soggettivi provocati dalla realtà esterna, che per contribuire a trasformarla in un senso migliorativo.

È probabilmente una caratteristica generale dell’arte creata dai giovani nati negli ultimi trent’anni.

Al primo ascolto del disco, si sentono chiaramente le chitarre e le percussioni suonate dal vivo, con dei ritmi costanti ed energici che seguono la scia tracciata da gruppi storici come gli Oasis, i Blur o i Verve, molto ascoltati e apprezzati da Alessio adolescente. Nel suo immaginario vive ancora la nostalgia dei lettori mp3 con cuffiette a filo, dei palloni da calcio giocato per strada e delle scarpe Vans consumate, e tutto ciò viene ostinatamente espresso nella sua musica… come un grido d’aiuto di chi si sente catapultato in terre estranee e vuole tornare a casa.

I due brani usciti anche come singoli con video sono “Goodbye” – nel cui testo Maninni saluta per sempre il suo vecchio modo, commerciale e omologato, di fare musica – e “Adesso ciao”, scritta insieme a Vito Dell’Erba (ex Viito) prendendo spunto dalla canzone “Ciao” di Vasco Rossi e avendo come riferimento la musica di Sam Fender, Bleachers e Bruce Springsteen, nel quale il saluto di separazione è rivolto a un amore illusorio e mai concretizzato in una realtà, che nonostante tutto ritorna sempre.

L’amore viene cantato anche in “Scusa” e in “Meno blu”, testi nei quali attraverso dichiarazioni romantiche in stile contemporaneo si cerca di recuperare i bei tempi vissuti insieme alla persona amata e ormai lontana.

Dal punto di vista strettamente musicale, il brano che la sottoscritta preferisce tra tutti e cinque è “Le ragazze”: melodia, ritmo e arrangiamenti robusti e carichi di vitalità, con sorprendenti e piacevoli parti solistiche di chitarra, che forse sarebbe auspicabile sentire anche nei futuri progetti dello stesso cantautore.

Anche il messaggio poetico proposto dal testo di “Le ragazze” non è da trascurare: “Qual è la musica che resta/ dopo la fine della festa?”, si domanda a un certo punto la voce cantante… Quali opere artistiche sono nate per vivere sempre, anche quando l’euforia iniziale e il superfluo scompaiono…?

Si fa tuttavia fatica a capire come mai nella scelta del titolo “Le ragazze” l’autore abbia usato l’inizio del ritornello, anziché una parola o un gruppo di parole che possa esprimere in forma sintetica l’idea centrale del testo… L’argomento principale è il perdurare della musica nel tempo, quindi non le ragazze… E chi sarà Irene, la donna il cui nome viene menzionato a metà canzone senza prima aver fornito all’ascoltatore qualche indizio sul ruolo simbolico che la stessa svolge nel testo…?

Non possono sfuggire poi, nei testi di quattro delle canzoni, le parole con richiami poco delicati che sembrano usate in modo ingiustificato, per il semplice gusto di farlo e non per esprimere uno stato di profonda rabbia o delusione che forse le renderebbe accettabili: il verbo “fottere” sentito più volte nel brano “Goodbye”, il dare della stronza alla donna a cui si chiede perdono nella canzone “Scusa”, la nostalgia dello “spaccarsi” insieme in “Meno blu” e il fumare che in “Le ragazze” viene presentato come ricordo piacevole anziché come vizio.

Tutto ciò potrebbe essere materia di riflessione per le future opere artistiche di Maninni… E ci auguriamo che ce ne siano ancora tante. (Magda Vasilescu)