AKUSMI "Terra incognita"
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Nel suo nuovo album come Akusmi Terra Incognita, uscito per Tonal Union, il compositore e musicista francese, che è attivo da molti anni a Londra, Pascal Bideau prova a trasporre in note, ritmi e colori luoghi che la spietata e sempre più invasiva tecnologia non è ancora riuscita a mappare.
Sono posti concreti e fatati e al tempo stesso onirici e astratti, angoli del nostro pianeta ma anche della nostra mente che sfuggono ai più e proprio per questa loro natura particolarmente affascinanti e indecifrabili, quelli che Pascal Bideau tenta di ricostruire ed esplorare rendendoli suoni e battiti che scorrono potenti e selvaggi mentre nuotano nel jazz sperimentale, minimalista, ipnotico e immersivo che a Bideau riesce splendidamente, con una naturalezza e una spontaneità rare e pregevoli, e che per questo colora queste particelle - sia di musica sia di natura - di spiritualità e di mistero, e nell'elettronica radiante e globale che sprigiona dalle vene più avanguardistiche e affamate dell'artista francese.
C'è qualcosa di sacro e di difficile da trattenere nei sette solchi che compongono Terra Incognita, una missione impegnativa e ambiziosa che già dal titolo intriga e seduce l'ascoltatore; difficile da trattenere, sì, ma non per questo il progetto risulta meno efficace od originale: ci sono, anzi, momenti epifanici e rivelatori di una bellezza e di una sensibilità straordinari che formano nella mente e nel cuore di chi ascolta impressioni e ricordi durevoli e potentissimi, dalle venature ventose e straripanti della galleggiante "Rain Dance" alle sonorità a metà via tra i gusti nordafricani e le epopee del klezmer della gitana e sabbiosa "Pleine Lune", dalle ginnastiche ritmiche sinuose e accattivanti che creano paesaggi degni di una spedizione di Gengis Khan di "Anima" alle sperticate eppure ammalianti e coinvolgenti pieghe ritmiche dissonanti e liquorose della frastagliata "Dongo's Flute": tutto in Terra Incognita convince e funziona, dando forma a un disco di valore e di altissima intensità.
Dopo il solido debutto di Fleeting Future nel 2022 e dopo l'altrettanto intrigante successore Lines del 2023, l'abilità tecnica e la profondissima sensibilità artistica di Bideau tornano a risuonare con forza e con ingegno in questo Terra Incognita, un disco nel quale il compositore francese non si limita a riproporre con lucidità e con eleganza alcune delle formule vincenti dei suoi due lavori precedenti ma inserisce in esse nuovi elementi e sfumature originali e intricati che rendono i suoi scopi musicali e contenutistici ancor più nitidi e rifiniti, tracciando un sentiero che, più che un punto d'arrivo, sembra indicare nuove possibili tappe di questo percorso, futuri potenziali capitoli altrettanto succosi e brillanti. (Samuele Conficoni)