recensioni dischi
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DELPHINE JOUSSEIN  "Calamities"
   (2026 )

Delphine Joussein è una flautista e musicista elettronica francese, già membro del trio Nout insieme a Blanche Lafuente e Rafaëlle Rinaudo e protagonista di una lunga serie di collaborazioni internazionali.

All’inizio di questo autunno, Joussein è tornata come Calamity, il nome ufficiale del suo progetto solista, e ha pubblicato “Calamities”, un album nato da una domanda relativamente semplice sulle potenzialità dello strumento e sull’opportunità di creare musica scura e radicale sotto ogni punto di vista.

Il disco è stato registrato in appena quattro giorni sui Pirenei, dove Joussein vive, e comprende sette brani in cui viene utilizzato ogni singolo millimetro dello strumento, a volte trattato addirittura come percussione, in altri casi masticato da distorsori, loop e delay.

Il risultato è qualcosa di completamente inedito, ma soprattutto difficilmente immaginabile: musica antica che incontra noise estremo, droni dal sapore elettronico, continui slittamenti tonali e ostinate dissonanze.

In alcuni brani compare anche la voce, che, però, nel contesto diventa strumento a tutti gli effetti.

Mats Gustafsson, collega di Joussein e parte di quella Fire! Orchestra di cui la stessa francese è entrata a far parte, ma anche collezionista di dischi e grande conoscitore di musica in senso lato, ne raccomanda l’ascolto a volume alto e sottolinea come, oggi, per tanti il flauto sia soltanto un secondo strumento.

Non è, ovviamente, il caso di Delphine Joussein: “Calamities”, in quanto lavoro di ricerca in senso stretto, è un album per pochi e (volutamente) difficile da ascoltare, ma anche un’esperienza realmente unica nel suo genere. (Piergiuseppe Lippolis)