MARIO BELLIA "Tempo liquido"
(2026 )
Ci sono dischi che nascono per sperimentare, e altri che sembrano concepiti per fare pace con la propria storia.
''Tempo liquido'' di Mario Bellia appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un lavoro che guarda avanti senza rinnegare nulla del proprio passato, e che segna un ritorno deciso alle coordinate hard rock che hanno contribuito a definire il linguaggio musicale del chitarrista piemontese.
Bellia è una figura che attraversa trasversalmente diverse stagioni del rock italiano. Dagli albori degli Africa Unite alle esperienze con i Whitefire, passando per gli Effetti Collaterali e i SOLMAIvIA, il suo percorso è sempre stato caratterizzato da una curiosità musicale mai banale.
Eppure, in ''Tempo liquido'', l'impressione è quella di un artista che abbia scelto di tornare al centro della propria identità espressiva, riscoprendo il piacere della chitarra elettrica come strumento narrativo e motore emotivo.
La presenza degli storici compagni dei Circle, coinvolti anche in questo nuovo capitolo solista come già avvenuto nei lavori precedenti, contribuisce a creare un clima di forte coesione.
Non si percepisce la classica dinamica del leader accompagnato da musicisti di supporto: qui il suono nasce dall'interazione di una band che condivide memoria, esperienza e linguaggio comune.
È proprio questa familiarità a conferire naturalezza agli arrangiamenti e a evitare qualsiasi derive nostalgiche. Il titolo ''Tempo liquido'' suggerisce una riflessione sulla mutevolezza delle cose, ma musicalmente il disco trova la propria forza in elementi solidi e riconoscibili.
Le chitarre tornano protagoniste con riff incisivi, assoli misurati ma efficaci e una ricerca timbrica che privilegia il calore analogico rispetto alla perfezione digitale.
Bellia dimostra di conoscere profondamente la grammatica dell'hard rock classico, ma evita accuratamente la trappola della mera riproposizione stilistica.
Le sue composizioni respirano, si aprono a sfumature melodiche, introducono passaggi più introspettivi e mantengono sempre una notevole attenzione alla costruzione emotiva dei brani.
Uno degli aspetti più riusciti dell'album è proprio l'equilibrio tra energia e maturità. L'urgenza espressiva che animava molte produzioni rock degli anni Ottanta e Novanta viene qui filtrata attraverso lo sguardo di un musicista che non ha più bisogno di dimostrare nulla.
Ne deriva un disco intenso ma mai aggressivo gratuitamente, potente ma privo di esibizionismi. Ogni nota sembra rispondere a una precisa esigenza narrativa.
Anche quando le composizioni rallentano il passo, la tensione non si disperde. Bellia privilegia atmosfere dense, costruite con pazienza, lasciando che siano le dinamiche interne dei brani a generare movimento.
È una scelta che restituisce profondità all'ascolto e valorizza ulteriormente il dialogo tra le diverse anime del progetto.
''Tempo liquido'' rappresenta dunque molto più di un semplice ritorno alle radici hard rock. È il punto d'incontro tra le molte vite musicali di Mario Bellia: l'energia degli esordi, le esperienze accumulate nei vari progetti, la complicità con i musicisti dei Circle e la consapevolezza di chi ha attraversato decenni di musica senza perdere autenticità.
Un album che non rincorre le mode e non cerca facili scorciatoie, ma che trova la propria ragion d'essere nella sincerità del gesto artistico. In un panorama spesso affollato da prodotti costruiti per consumarsi rapidamente, ''Tempo liquido'' sceglie la strada opposta.
Ovvero quella di un rock adulto, vissuto e profondamente umano, capace di trasformare il passato in una risorsa creativa anziché in un rifugio nostalgico. E proprio per questo riesce a suonare sorprendentemente attuale. (Andrea Rossi)