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RENZO RUGGIERO  "Prisma vol. 1"
   (2026 )

La Nyckelharpa è un particolare violino svedese, affine alla ghironda: si suona con l'archetto, ma presenta sul lato dei tasti (“chiavi”) che accorciano le corde modificandone l'altezza.

Il polistrumentista e ricercatore Renzo Ruggiero è specializzato in questo strumento, e l'album “Prisma vol. 1”, uscito per Liburia Records, ci immerge nelle possibilità espressive che consente, che sono molte.

Il gusto di Ruggiero va in direzione ipnosi, o per meglio dire incanto. Formule ritmiche ripetitive in pizzicato accompagnano lunghe note legate di Nyckelharpa, che fin dal primo brano “Winter Tales” mostra la sua particolare identità timbrica, il suo colore bucolico, che da sempre troviamo nei repertori folk svedesi.

I brani sono esperienze. Ruggiero ci spiega che con questa musica non vuole “affermare” alcunché, non ci sono messaggi extramusicali, anche perché quello musicale è già più che sufficiente, viste le emozioni che riesce a suscitare.

La titletrack è come un marchingegno intelligente: la sua ripetitività non diventa mai noia, ogni ripetizione rafforza il discorso musicale, e ne siamo catturati. Con “Sweet Noise”, ci sono diversi cambiamenti tematici, ma graduali e dopo un po' di crescendo.

Qui si percepisce ciò che intende il musicista: egli si è abbandonato all'ascolto della sua stessa musica, senza pianificare la composizione di una canzone. Il processo è “durchkomponiert”, cioè il brano viene concepito durante l'esecuzione, partendo da un punto e lasciandosi ispirare dalla direzione che istintivamente richiama. E ci trascina con sé.

In “Voyager I”, la Nyckelharpa si stende nel vuoto di uno sfondo statico come lo spazio, creando una sensazione di ampiezza e vertigine. Questo brano poi tornerà in versione corta a fine album col titolo “Voyager II”, e inizialmente è la stessa melodia, però compressa diversamente, dando come la sensazione si stia distorcendo in mezzo al fruscio dell'universo; ma a sorpresa, dopo un po' si trasforma in una serie di arpeggi delicati, via via sempre più disturbati elettroacusticamente.

Gli accordi di pianoforte di “Crystal” punteggiano il brano come una goccia di rugiada, che cade regolare su una foglia, mentre la Nyckelharpa vaga melodicamente. Ma l'apice, almeno per me, arriva con “Human”.

Una voce gravissima canta sullo stile tibetano, una nota profonda che dà suggestioni viscerali, grazie al gioco armonico dell'arco, che sopra balla tra terza minore, quarta e terza maggiore. Il brano gradualmente si trasforma in una corsa ancestrale, che con la voce umana sembra rincorrere i nostri primordi, l'alba dell'umanità.

Non so, forse è una sensazione mia, ma “Human” è da brividi. “Rainy Day” infine calma le acque, reggendosi su un leggero drum beat andante, che dà groove all'intenzione del brano. Nella seconda metà del brano, la nyckelharpa viene distorta, come si fa con una chitarra elettrica, ottenendo un suono particolare, che a volte sembra più un fiato che uno strumento a corda.

Come il prisma divide la luce bianca nei colori dell'arcobaleno, così Renzo Ruggiero ha sviscerato tante sfumature diverse che la nyckelharpa può mostrare, con esito davvero emozionante. Lasciatevi incantare.