recensioni dischi
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OOHNA CALL  "eKKo"
   (2026 )

Oöhna Call è il nome di un trio strumentale originario di Tours, in Francia, attivo dal 2019 e formato dai fratelli Ilharragorry, con esperienze in band di stampo noise e dark rock, raggiunti tre anni più tardi dal batterista Alexis Giboureau.

Ogni pubblicazione della band transalpina, sempre sospesa fra noise e post rock, muove da un concetto preciso: prima il tema della cancellazione per l’EP d’esordio (“Hidden”), poi la colonna sonora di un film immaginario (“Mimesis”), quindi un bouquet floreale cupo ispirato a un dipinto di Klimt (“Bauerngarten”).

L’ultima fatica discografica, intitolata “eKKo” e pubblicata a fine settembre, parte dal concetto di eco. Il disco è privo di parti cantate, ma in apertura e in chiusura ricorre una frase, quasi un’esortazione ad andarsene e non tornare, che funziona da mantra contro l’immutabilità della condizione umana.

Il disco si apre con “Circle” e chiude grazie ad “Alter Circle”, con i brani nel mezzo che insistono sui temi di raddoppio e ritorno (“Palindrome”, “Bilateral”, “Gemini”, “Reminiscence”).

Il disco condensa otto brani in tre quarti d’ora, registrati in appena due giorni e in condizioni vicine a quelle del live, così da conservare l’intensità del trio.

Il sound resta quello di sempre: risonanze, loop e riverberi che si intrecciano. A cambiare è soltanto la distribuzione dei compiti, con nessuno degli strumenti che resta fisso nel proprio ruolo, un aspetto decisivo in assenza della voce.

“eKKo” è un viaggio circolare, in cui alba e tramonto coincidono perfettamente: è il senso stesso di un disco che funziona bene e che farà felici gli ascoltatori del genere. (Piergiuseppe Lippolis)