recensioni dischi
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TO THE MAX!  "Two The Max"
   (2026 )

Quando si approccia un album che ti offre la sensazione di non trovare punti di riferimento, la prendo come una bella premessa: segno che l’artista (o band) va alla ricerca di qualcosa d’identitario, ed anche se non ci riesce totalmente, val bene (almeno) un ascolto.

L’attitudine ardimentosa verso un rock sanguigno come quella che propone il trio veronese dei To The Max!, mette in evidenza un’ottima propensione all’energia virale, con soluzioni incandescenti, capaci di sostenere i muri portanti dei 10 brani del nuovo album “Two The Max”.

Si tratta di un titolo dall’evidente calembour, che rivela la loro tendenza al coinvolgimento totale e al puro much fun! Il trittico iniziale di “Who”, “Apple bite” e “C’Mon (Move it)”, sono tre sassate scagliate con una fionda esecutiva efficacissima.

Con meno giri del solito, fan comunque andare il motore di “Dying Inside” con buona turbolenza, ma in cascina fibrilla la voglia di sparare anche una power-ballad come “Sharp Breath”, che nulla ha da invidiare ai maestri Hellacopters.

Invece, “Running” ha il giusto ruggito per non sfigurare con altri episodi più coriacei come “Enjoy The Ride”, sorretto da un basso tenebroso e un drumming eccellente.

A chiudere la tavola imbandita di proto-punk, hard-rock e reflussi stoner svetta l’impulsiva “Cancel”, che se ne infischia di mostrarsi datata e già sentita.

Non c’è che dire: “Two The Max” sprizza 40 minuti di ricca adrenalina, messi al servizio dell’immortale adagio “Long life to rock’n’roll”. Nell’arena scaligera, graffiano bene i leoni dei To The Max! Roarrrr!!! (Max Casali)