EAR TRIO "Earache"
(2026 )
L'orecchio è il punto di partenza di questi brani, compare nel titolo dell'album ed è anche il nome del trio.
Gli Ear Trio pubblicano “Earache”, mal d'orecchie, uscito per Emme Record Label, ma non è caos.
L'ingrediente principale del loro jazz è essenzialmente l'ironia, diffusa nel modo di suonare e di scrivere per i loro tre strumenti: pianoforte, basso elettrico e batteria.
“Orion Belt”, uno sguardo alla Cintura di Orione e più in generale allo spazio, unisce un riff secco e ritmico, ad arpeggi morbidi, come a rappresentare insieme la tecnologia rigorosa di un'astronave e l'ambiente misterioso dello spazio vuoto.
“In My Cold Room” è un brano più standard, con assoli virtuosi, ma quel che si fa ricordare è “La Scutigera Coleoptrata”. Dedicato al brutto (ma utile) centopiedi che ogni tanto ci troviamo in casa, il pezzo è caratterizzato da improvvise accelerate e colpi all'unisono del trio, descritti dal comunicato stampa come i tentativi di ammazzare l'insetto con la ciabatta.
Oltre all'ironia, il brano mette in mostra la bravura degli Ear Trio: non è mica facile fare gli accelerando in quella maniera! E si continua a giocare con “Non tango'sciare”, che come potete intuire va a ritmo di tango, ricorrendo anche a pattern noti, che poi lasciano lo spazio a uno swing indiavolato.
“Bassist Nightmare” è il momento da protagonista del bassista, che sa mantenersi fortemente ritmico anche quando diventa melodico. “Natiora” riporta il pianoforte al centro, e tra le improvvisazioni c'è un gustoso passaggio d'ispirazione soul / gospel.
Infine, “Sweat in my back” è un'ultima prova di perizia strumentale dell'Ear Trio, che rinfresca il jazz contemporaneo, mantenendolo ancora creativo e senza ricorrere troppo a cliché (non ho sentito “the lick”, finalmente!) (Gilberto Ongaro)