OUT5IDE "Crashed cars"
(2026 )
Resistenza? Sì! Resilienza? Anche! Tenacia? Tanta!
Sono tutte peculiarità riscontrabili nell’anima del quintetto Strasburghese degli Out5ide (in passato scritto senza il “5” ma con la “s”) il quale, operando dal 1996, ha dovuto registrare parecchi cambi di line-up.
Ma la caparbietà del fondatore Philippe Rau (voce, chitarra) ha fatto in modo di far restare in piedi un progetto che, ormai da trent’anni, propone idee più che valide.
Non fa eccezione nemmeno il nuovissimo album “Crashed Cars”, pronto ad elargire un altro ascolto attrattivo. La cifra stilistica del combo francese è a metà strada tra il progressive e l’indie-rock, ma gli Out5ide riescono talmente bene a ricamarla con inserti strategici di tastiere e cori che li portano a firmare un lavoro formidabile.
Dopo l’intro spiritica di “Wooden Bridge Part.1”, si passa alla “Part.2” con sequenze chitarristiche di buona fattura, mentre per “Crashed Car Melody” e “Forgotten” la band sceglie un tracciato più moderato ma con elementi e melodie accattivanti.
Invece, per la dolce e sfrontata “Seal”, il leader Rau spinge l’ugola verso i sentieri di Dave Grohl (Foo Fighters), mentre “Schizo Part.1” e “Part. 2” solcano belle cavalcate di prog-rock con risvolti più che magnetici.
Tanto onore va attribuito alla più lunga (e più bella!) del contado che risponde al nome di “The thing”, una traccia avvolgente, potente, deflagrante, dall’indiscusso fascino disarmante: 6 minuti al Top! Davvero… lo giuro!
Beato quindi chi l’ascolterà, ma non in auto! Perché con l’adrenalina che scatena, è probabile che finirete tra le “Crashed Cars” di uno sfasciacarrozze...
Ragazzi, le grandi bands van seguite: oggi un nome ve l’ho detto, poi… fate vobis. Très, très bien! (Max Casali)