FANALI "Nu veleno ch'è doce"
(2026 )
Per chi non si è mai avvicinato alla musica della scuola napoletana, e/o pensa che le sue radici non si possano intersecare con suoni più contemporanei pur mantenendo intatte le emozioni regalate dalle versioni originali, verrà oggi piacevolmente smentito.
Con il disco "Nu veleno ch'è doce" il collettivo Fanali, che sarebbe più corretto definire "gruppo di artisti trasversali", ci rende parte di un viaggio che, come detto poco fa, risulterà ai più sconosciuto.
Ma come ben sappiamo, però, spesso sono proprio i percorsi meno battuti quelli che, oltre ad incuriosirci, ci arricchiscono maggiormente.
Il mini album prende vita lungo le sei tracce composte da altrettanti capolavori della musica partenopea, rivisitati dal nostro collettivo formato ora da Michele De Finis, Jonathan Maurano e Caterina Bianco.
È importantissimo e altrettanto doveroso esordire in questo approfondimento parlando del primo singolo che ha anticipato l'intera uscita, ovvero "Passione". Nel brano è presente la voce di un Manuel Agnelli in versione inedita.
Il noto e amato "Musicista Contabile" (cit.) infatti, oltre ad essere un ospite di grande prestigio, si imbatte qui per la prima volta con il dialetto campano. Non era affatto semplice ricreare in questo pezzo la stessa dose di amore struggente e dis-struggente che gli autori in un (apparente) lontano 1934 ci hanno regalato.
Un inizio passionale ma contenuto si rivelerà poi un canto quasi liberatorio, dove la voce di Agnelli risuona perfetta nelle atmosfere elettroniche e decisamente più moderne. Il videoclip di grande impatto visivo, che identifica poi i nostri artisti nel coinvolgimento cinematico del progetto stesso, narra anche visivamente quello che rimane sempre uno dei brani più rappresentativi del disco e della canzone napoletana in genere.
"Amaro è 'o bene" scorre in quel ricordo dolce amaro che è la fine di un amore, e musicalmente un sound decisamente trip-hop sostituisce l'arpeggio di chitarra che possiamo sentire invece nella versione originale.
La terza traccia è "Na sera 'e maggio", brano ipnotico e struggente, con la voce femminile artefatta, quasi compressa, come fossimo dentro un sogno dal quale non vorremmo uscire.
"Carmela" segue, con la suo intro accattivante, accompagnata da una voce che culla e rimane presente per tutto il brano quasi fosse una filastrocca.
'"Na bruna" è a mio avviso, tra tutte le tracce, quella che rimane in qualche modo più fedele alle atmosfere originali, pur liberata però dalla scanzonatezza che viene qui sostituita da una dolcezza più libera e istintiva.
"Fenesta ca lucive" chiude il progetto del quale abbiamo parlato oggi. La canzone tratta di un dramma vero e proprio, della ferita di un uomo che, di ritorno dopo una lunga assenza, scopre la morte della sua amata.
Qui la voce di Caterina Bianco si trascina insieme alla batteria, il basso e i synth, in una litania sottile e intensa... quasi macabra; infatti anche il testo allude a dettagli sul ritrovamento del corpo stesso. Abbracciando quindi il dolore e tutto ciò che ne consegue.
Il minidisco in sé rappresenta un chiaro esempio di passione, talento, impegno e amore per le proprie origini. Promosso a pieni voti. (Davide Libralato)