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LUCA LA RUSSA  "Nembrot"
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C'è un filo sottile che lega il mito, la letteratura e la musica più inquieta e audace del presente.

In “Nembrot”, il compositore e bassista palermitano Luca La Russa raccoglie questa sfida trasformandola in un'opera intensa, stratificata e profondamente contemporanea, capace di muoversi tra scrittura colta, improvvisazione jazzistica e nervature math rock senza mai smarrire una propria identità narrativa.

Classe 1988, La Russa è una figura centrale della vivace scena siciliana, musicista dalla spiccata versatilità che nel corso degli anni ha condiviso percorsi artistici con maestri del calibro di Dario Deidda e Ares Tavolazzi, oltre a essere attivo in numerose realtà creative come Orchestra Instabile Disaccordo, Elettromagnetico3 di Gianni Gebbia, Mezz Gacano, Francesco Incandela, Utveggi, Fake Five e il progetto Sbutrio, di cui è fondatore. Un bagaglio di esperienze eterogenee che confluisce naturalmente nelle trame sonore di questo lavoro.

Il titolo dell'album rimanda al gigantesco Nembrot dell'Inferno dantesco, figura tragica condannata a una perenne incomunicabilità dopo l'atto di superbia che portò alla costruzione della Torre di Babele. Un simbolo che La Russa utilizza come chiave di lettura per osservare il nostro tempo: un'epoca in cui la comunicazione è incessante ma raramente genera comprensione autentica, dove il rumore delle parole spesso sovrasta il significato.

Musicalmente, “Nembrot” sviluppa proprio questa tensione. Le composizioni sembrano avanzare attraverso percorsi spezzati, cambi di prospettiva improvvisi e architetture ritmiche irregolari che richiamano il linguaggio del math rock, mentre il jazz fornisce lo spazio necessario all'interazione e all'imprevedibilità.

Il basso di La Russa non si limita a sostenere la struttura armonica: diventa voce narrante, presenza costante che guida l'ascoltatore all'interno di un universo sonoro in continua trasformazione.

L'aspetto più interessante del disco risiede nella sua capacità di far convivere elementi apparentemente distanti. Le influenze mediterranee, la tradizione improvvisativa jazzistica e una sensibilità compositiva aperta alle contaminazioni contemporanee si intrecciano in modo organico, restituendo l'immagine di una Sicilia che continua a essere crocevia culturale e punto d'incontro tra linguaggi diversi.

Palermo emerge così non soltanto come luogo geografico, ma come spazio simbolico nel quale tradizioni, memorie e sperimentazioni si incontrano e si scontrano.

“Nembrot” non è un album immediato né accomodante. Richiede attenzione, disponibilità all'ascolto e la volontà di perdersi all'interno delle sue geometrie mobili.

Ma è proprio in questa complessità che risiede il suo fascino maggiore. Luca La Russa costruisce un dialogo immaginario con il gigante dantesco per raccontare le contraddizioni del presente, trasformando l'incomunicabilità in materia sonora e facendo della contaminazione stilistica la risposta possibile al caos della nostra personale Babele.

Un lavoro coraggioso, ricco di visione e personalità, che conferma La Russa tra le voci più interessanti della nuova ricerca musicale siciliana e che testimonia come il jazz contemporaneo possa ancora essere uno strumento privilegiato per interrogare il mondo e le sue fragilità. (Andrea Rossi)