GAT OSKEN "Baratri d'azzurro e pozzi di fuoco"
(2026 )
Un duo chitarra-batteria crea dei panorami musicali al confine tra post e math rock, con approccio progressive.
Uscito per Terrain Vague, “Baratri d'Azzurro e Pozzi di Fuoco” è un disco di sei pezzi strumentali dei Gat Osken, che mostra la fantasia creativa di Andrea Donvito alla batteria e di Costantino Temerario alla chitarra.
Non avendo molto su cui fare premesse, si entra direttamente nella musica. “Milonga nera” apre il disco con un'introduzione atmosferica ed eterea, poi si rivela un pezzo in 5/8, dove gli arpeggi morbidi cedono il passo a un po' di distorsione di chitarra, per poi tornare sui propri passi sussurrati.
Le progressioni a volte eludono le aspettative. Il brano successivo, “Raga of the Indian Fantails”, è invece costruito su un pedale armonico, cioè un accordo solo, facendo volare la melodia, facendo crescere gradualmente l'intensità.
Un ipnotico delay caratterizza il breve brano che prende il nome dell'etichetta, “Terrain Vague”, che fa da preludio alla lunga traccia “À la guerre, comme à la guerre”, che forse è quello che più degli altri dà la cifra stilistica dei Gat Osken.
In questi 14 minuti, la melodia intessuta dalla chitarra resta la protagonista da inseguire, almeno nei primi cinque minuti. Poi il batterista interrompe il flusso con degli assoli per misura, per poi ripartire con più riverbero sulla chitarra, e verso i 6 minuti e mezzo il brano cambia di molto.
Si introduce un altro tema ossessivo di cinque note, che se all'inizio è facile da prevedere dal punto di vista temporale, dopo un po' Donvito complica le cose giocando sugli accenti e sul ritmo. Torna per un po' il tema principale, ma poi viene introdotto una novità, un “secondo tempo” del brano a sé stante.
Si tratta di arpeggi malinconici di chitarra, che a un certo punto vengono “contraddetti” dall'esecuzione improvvisamente accelerata, senza preavviso, con il batterista che complice valorizza questi cambi a sorpresa. Nonostante questi cambi repentini, il tutto viene suonato piano, anzi pianissimo, per poi deflagrare nel finale.
Poi si torna a cose più consuete... come il “Fiore Metallurgico”, che mi sembra sia in 7/16, o 7/8 tenuti però contando i sedicesimi... Nonostante i giochi matematici, non si perde la capacità melodica.
Infine, “Green Streams” viene presentata come una deformazione sul tema di ''Greensleeves'', ma in realtà sono quasi alla fine lo si riconosce. In realtà, il brano contiene un'ambientazione carica di riverbero e poi un riff jazz / kraut rock che nulla ha a che fare col celebre brano inglese, che compare dopo 4 minuti, completamente spostato di accenti.
I baratri d'azzurro e i pozzi di fuoco sono le alternanze tra queste ambientazioni eteree e gli scoppi energici. I Gat Osken dimostrano una buona visione musicale, scevra da sovrastrutture. (Gilberto Ongaro)