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JULIANA VENTER  "Home galactic"
   (2026 )

''Home Galactic'', uscito per Sonic Transmissions, è uno di quei dischi che sembrano nascere fuori dal tempo e dalle convenzioni.

Juliana Venter sceglie infatti la forma più esposta e vulnerabile possibile, quella della voce sola, e la trasforma in un viaggio interiore che attraversa continenti, lingue, memorie e spiritualità.

Il risultato non è semplicemente un album di canto solistico, ma un'opera immersiva in cui spazio, corpo e suono divengono un'unica materia espressiva.

La scelta di registrare all'interno di una torre idrica di Nesodden, in Norvegia, si rivela decisiva. L'acustica naturale del luogo non rappresenta soltanto una cornice, ma un vero e proprio co-autore dell'opera.

Senza alcun artificio elettronico, senza riverberi aggiunti o manipolazioni in post-produzione, la voce di Venter si espande, si rifrange e torna su sé stessa, creando architetture sonore di sorprendente profondità.

È come se le pareti della torre restituissero ogni respiro, ogni sillaba e ogni sfumatura emotiva amplificandone il significato.

L'artista sudafricana, da anni figura centrale della scena improvvisativa norvegese, mette in campo tutta la ricchezza del proprio percorso umano e musicale.

Le sue radici africane convivono naturalmente con la sensibilità europea maturata negli anni trascorsi in Scandinavia, dando vita a un linguaggio personale che sfugge a qualsiasi classificazione.

Opera, improvvisazione libera, tradizioni vocali dell'Africa australe, musica contemporanea e poesia convivono in un equilibrio sorprendentemente organico.

L'aspetto forse più affascinante di ''Home Galactic'' è la sua dimensione plurilingue. Afrikaans, norvegese, zulu, nama, tedesco, giapponese, arabo e inglese si alternano senza mai apparire come semplici esercizi di stile.

Ogni lingua possiede una propria musicalità e una propria qualità evocativa, diventando parte integrante del tessuto sonoro. Anche quando il significato letterale delle parole sfugge all'ascoltatore, la forza espressiva della voce riesce a comunicare emozioni immediatamente percepibili.

I testi originali dialogano con le parole di autori come Rainer Maria Rilke, Arnulf Øverland e Jalal al-Din Rumi, contribuendo a creare una narrazione frammentaria ma coerente, sospesa tra riflessione poetica, rito e racconto autobiografico.

La Venter non interpreta semplicemente questi materiali: li abita, li plasma e li trasforma in esperienza sonora viva, spesso al confine tra canto, declamazione e gesto performativo.

Nei momenti in cui fanno la loro comparsa il makhoyane dell'Eswatini e l'umrhubhe della tradizione Xhosa, accompagnati da ciotole d'acqua e campane, il disco acquisisce un ulteriore livello di profondità simbolica.

Sono interventi misurati, quasi cerimoniali, che non interrompono il predominio della voce ma ne ampliano il campo semantico, richiamando memorie ancestrali e legami culturali profondi.

Ciò che colpisce maggiormente è il coraggio della sottrazione. In un'epoca in cui la tecnologia tende spesso a saturare lo spazio sonoro, ''Home Galactic'' si fonda sull'essenziale: una voce umana in dialogo con un ambiente reale.

Da questa scelta radicale emerge un ascolto intenso, che richiede attenzione e disponibilità ma ripaga con una rara sensazione di autenticità.

Più che una raccolta di brani, ''Home Galactic'' appare come un rituale sonoro attraversato da echi geografici, linguistici e spirituali. Juliana Venter firma un debutto solista di grande forza poetica, capace di trasformare il canto in esperienza fisica e contemplativa.

Un lavoro che invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio tra i suoni e a riscoprire la straordinaria complessità racchiusa nella voce umana. (Andrea Rossi)