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GOTTLICHE SKIZZEN  "Dingi ringd coint"
   (2026 )

Con ''Dingi Ringd Coint'', album di debutto dei Göttliche Skizzen guidati da Jonathan Delazer, la musica diventa un territorio di confine dove passato remoto e ricerca contemporanea si incontrano senza mai risolversi completamente.

È un'opera che rifiuta la forma compiuta, preferendo il fascino dell'abbozzo, della traccia lasciata aperta, dell'idea che sta ancora prendendo forma.

Il trio costruisce un linguaggio sonoro che affonda le proprie radici nella musica dei trovatori medievali e nelle danze popolari tradizionali, ma che trova una sorprendente continuità nelle sperimentazioni microtonali e nei glissandi di Gloria Coates.

Le corde a vuoto, accordate secondo differenti sistemi, generano un reticolo di intervalli instabili, continuamente collegati da scivolamenti sonori che trasformano ogni nota in un punto di passaggio anziché in una destinazione.

Ne emerge così una materia musicale fluida, in cui melodia e ritmo sembrano nascere simultaneamente da una stessa sorgente. L'aspetto più affascinante del disco risiede proprio nel suo carattere processuale.

I frammenti microtonali non vengono utilizzati come semplice artificio tecnico, ma assumono una funzione poetica: evocano la ricerca di un assoluto che rimane sempre oltre la portata dell'ascoltatore.

Il concetto di divino evocato dal nome della formazione perde ogni connotazione religiosa per trasformarsi in un'idea di perfezione incompleta, di totalità immaginata ma mai del tutto raggiungibile.

L'immagine dei bozzetti rinascimentali appare particolarmente efficace per descrivere l'approccio compositivo dell'album. Ogni sezione sembra uno studio preparatorio, uno schizzo sonoro che contiene già la visione finale senza però volerla fissare definitivamente.

Come davanti ai disegni di un maestro che lasciano intravedere il capolavoro futuro, l'ascoltatore è chiamato a completare mentalmente ciò che la musica suggerisce soltanto.

La struttura in tre movimenti che dà forma a ''Dingi Ringd Coint'' trova il proprio centro gravitazionale nella batteria, autentico motore narrativo dell'opera. Attorno alle sue pulsazioni si sviluppa una sorta di trinità ritmica: non un semplice accompagnamento, ma un principio ordinatore che tiene insieme le derive melodiche e le tensioni microtonali.

Il titolo stesso, con la sua natura onomatopeica, sembra voler trasformare il gesto percussivo in linguaggio, in una formula sonora che si ripete e si trasfigura lungo tutto il percorso. Più che un disco da ascoltare passivamente, ''Dingi Ringd Coint'' è un'esperienza da attraversare.

I Göttliche Skizzen riescono a trasformare materiali apparentemente incompatibili in un organismo coerente, capace di coniugare memoria storica e avanguardia, corporeità ritmica e astrazione filosofica.

Un debutto coraggioso e originale che trova la propria forza nell'incompiutezza, facendo dell'incertezza e della continua trasformazione la sua più autentica forma di bellezza. (Andrea Rossi)