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FOREIGNER  "Foreigner (50th anniversary expanded edition)"
   (2026 )

Fine anni ‘70… Nel cielo della musica occidentale cominciano a sentirsi le turbolenze del punk, musica preferita dai più giovani.

Ma c’è chi cerca di resistere, mantenendo in vita il rock dei vecchi e fortunati tempi: Mick Jones, chitarrista britannico che aveva conosciuto di persona i Beatles, affiancato dal connazionale Ian McDonald – raffinato polistrumentista ex componente dei King Crimson – scrive dei brani che poi si dimostreranno intramontabili: “Feels Like the First Time”, “Woman Oh Woman”, “At War with the World”…

Per cantarli, ci vuole la voce adatta. È quella del giovane italo-americano Louis Andrew Grammatico, ovvero Lou Gramm, che con il biondo fascino del volto e con l’ingenua passione dall’atmosfera soul e gospel che gli caratterizza il canto, conquista fin da subito l’immaginario del pubblico.

Ai tre si uniscono il batterista britannico Dennis Elliott e altri due musicisti statunitensi: Ed Gagliardi al basso e Alan Greenwood alle tastiere e ai sintetizzatori. Così, nel 1976, nasce la band Foreigner nella sua formazione iniziale… quella che lascerà il segno per i successivi cinque decenni.

Le motivazioni della scelta del nome sono ormai note. I sei musicisti provengono da due nazioni diverse e anche lo stile musicale viene considerato “foreigner” rispetto alle mode del momento. Fu persino chiamato Adult Oriented Rock (AOR), poiché all’epoca nessuno anticipava il grande affetto di cui il gruppo avrebbe poi goduto da parte del pubblico di tutti i tempi e di tutte le età.

Il primo disco, dal titolo omonimo “Foreigner”, viene registrato a dicembre 1976 presso Atlantic Recording Studios a New York e rilasciato sul mercato l’8 marzo 1977. Curano la produzione Gary Lyons (che precedentemente aveva lavorato come ingegnere per alcuni album dei Queen) e John Sinclair, in collaborazione con i due fondatori della band, Mick Jones e Ian McDonald.

Ognuno dei dieci brani che compongono la versione iniziale dell’album è un piccolo gioiello, lavorato cinquant’anni fa con cura e attenzione da artigiani, e la suggestione sonora del disco in vinile – che le tecnologie moderne di registrazione hanno conservato – invoglia a immaginarselo tutt’oggi con i suoi classici due lati, anche quando lo si ascolta in digitale.

Sul primo lato ci dà il benvenuto il già citato singolo “Feels Like the First Time”, scritto da Mick Jones. Il suo testo s’ispira probabilmente a un episodio della vita privata del musicista britannico e, visto il destino artistico del gruppo, sembra quasi una profezia. “Feels like the first time,/ Like it never will again/ Never again”… Niente sarà più come il bellissimo inizio.

Negli anni successivi al 1977, lo stile musicale dei Foreigner cambia gradualmente per rispondere alle richieste omologanti del mercato, virando verso un “soft rock” molto simile al pop commerciale e finendo – in seguito all’allontanamento di McDonald, Greenwood ed Elliott e alla sostituzione di Lou Gramm con Kelly Hansen e poi con Luis Maldonado – per assumere un’identità tutta diversa da quella di partenza…

Ma nonostante le trasformazioni, quel che veramente conta è l’affetto con cui i tantissimi fan della band la accolgono ancor oggi nei numerosi concerti negli USA e non solo, con la frequente partecipazione di Gramm, Jones e Greenwood come membri storici, amati e – probabilmente – indispensabili.

E proprio come Lou Gramm riassume nel testo della canzone “That was Yesterday” (“Agent Provocateur”, 1984), i cambiamenti e le separazioni non rappresentano la fine del mondo, ma solo una lieve modifica dei piani: “But that was yesterday/ I had the world in my hands/ But it’s not the end of my world/ Just a slight change of plans”.

Oltre al “Feels Like the First Time”, altri due celebri singoli sono stati inclusi in “Foreigner”: “Cold as Ice” (seconda traccia del primo lato, scritta da Lou Gramm e Mick Jones) e “Long, Long Way from Home” (nell’apertura del secondo lato, scritta da Gramm e Jones con il prezioso contributo di Ian McDonald). Entrambi colpiscono per la grande forza ed energia trasmessa dalle voci e dagli arrangiamenti strumentali, nonché per i messaggi poetici profondi e validi a prescindere dal periodo attraversato dalla società o dalle vite individuali.

In “Cold as Ice”, le tastiere suonate da Al Greenwood, Ian McDonalds e Mick Jones fanno da protagoniste e la voce appassionata di Gramm viene rafforzata dai cori (backing vocals) eseguiti dalla maggior parte dei membri del gruppo, mentre in “Long, Long Way from Home”, sullo sfondo della potente base ritmica delle chitarre e della batteria, spicca il suono audace del saxofono di Ian McDonald.

Il freddo materialismo di una donna – o, estrapolando, della società occidentale – è l’oggetto del testo di “Cold as Ice”, il cui messaggio viene rafforzato in “Long, Long Way from Home” attraverso il riferimento alla triste sorte di chi per trovare una vita migliore è obbligato ad abbandonare i luoghi ai quali si sente legato, spesso andando incontro a una realtà meno felice di quella attesa.

“Long, Long Way from Home”, canzone emblematica spesso eseguita dai Foreigner nell’apertura dei loro concerti, racchiude anche un messaggio fortemente autobiografico: originario di Rochester (NY), paesello in cui è cresciuto e in cui vive tutt’ora, Lou Gramm è stato costretto a svolgere buona parte della vita a New York City, dovendo subire in prima persona gli effetti nocivi di tale ambiente. Non a caso nel testo del brano, la città di New York viene chiamata “la Grande Mela in declino” (“the Big Apple in decay”).

Un messaggio esistenziale e quasi “filosofico” si evince da “Starrider”, la terza canzone del primo lato. Scritto da Mick Jones e Al Greenwood, il brano s’interroga sulla possibilità di superare i propri limiti e di raggiungere mondi superiori attraverso la meditazione e la conoscenza. Gli arrangiamenti strumentali con tanto di tastiere e con le parti solistiche di flauto (suonato da Ian McDonald) e di chitarra elettrica (suonata sul finale da Mick Jones), nonché la parte vocale principale – questa volta attribuita alla voce delicata dall’accento inglese di Mick Jones e assecondata dagli echi dei cori – fanno immergere l’ascoltatore in un’atmosfera psichedelica beatlesiana.

La voce di Mick Jones fa da protagonista anche nelle strofe di “Woman Oh Woman”, canzone scritta proprio da lui nel periodo che ha preceduto la creazione della band. Si tratta di uno struggente blues, o meglio di un’invocazione della figura femminile percepita come entità forte il cui amore – prima molto cercato e atteso – una volta trovato crea nell’uomo soggezione e timore di essere “sommerso”: “And your love flows down like a river/ ‘Til it reaches down to the sea/ And it’s then you start to thinking/ Will the water, will the water cover me?”… Un testo, questo, veramente sensibile e ricco di significato psicologico, che forse può aiutare le ascoltatrici di tutti i tempi a spiegarsi meglio il comportamento a volte ambiguo e indeciso degli uomini.

Diverse altre sfaccettature del sentimento amoroso vengono poeticamente presentate in “The Damage is Done” e “I Need You” – brani fortemente rock e carichi di rabbia e desiderio scritti da Jones e Gramm – e nella dolce “Fool for You Anyway” scritta da Jones e cantata da Gramm. L’impostazione musicale delle tre canzoni ricorda l’età d’oro dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, senza però mancare di caratteristiche proprie e originali. E, dobbiamo dirlo, tutte e tre danno voce alle sofferenze d’amore maschili, quelle che per secoli stimolarono poeti e artisti a creare opere immortali e che negli ultimi decenni sono state scoraggiate dalla società fino alla loro quasi totale estinzione.

Bellissime canzoni di ribellione e resistenza sono “Headknocker” scritta da Gramm e Jones e “At War with the World” creata – come già detto – da Mick Jones nel periodo precedente alla band e cantata con grande forza evocativa da Lou Gramm. L’intermezzo strumentale ripetitivo che attraversa “Headknocker” rimane impresso come un’ossessione nella memoria dell’ascoltatore. I suoni acuti e graffiati delle chitarre con cui viene eseguito e la melodia dall’atmosfera anni ‘60 ricordano in qualche modo i Beatles e forse fanno apparire il brano come un’evoluzione quasi naturale del loro stile.

Come spiegato dall’intelligenza artificiale sulla base degli indizi forniti da tante persone che hanno espresso opinioni via internet, la parola “headknocker” nel senso con cui viene intesa nella canzone dei Foreigner sta a descrivere “un metallaro/rocker stereotipato degli anni ‘70, un tipo tosto, incline alle risse nei bar (bar-room brawler) e fedele alla sua musica”. “He’s a dedicated rocker/ A real headknocker/ Don’t look at his lady again!”… Altro che lotta al maschilismo, ma quanta autenticità e innocenza!

Il testo attualissimo di “At War with the World”, invece, parla di una “guerra” che non ha bisogno di aiuti militari (“Never have no need/ For any military aid”) e non mira a difendere o ad attaccare obiettivi (“I’ve got no castle to defend or attack”), ma rimane sempre decisa nell’affermare la libertà e l’unicità individuale contro qualunque forza coercitiva che cerchi di uniformare le persone e contro chi punta il dito verso coloro che si distinguono dalle masse: “I am the captain of this body of mine,/ I’ll send fear into the enemy lines./ On the ground, in the air or at sea/ They’re all pointing a finger at me”.

Le varie riedizioni espanse dell’album – uscite in CD e/o in versione digitale prima nel 2002 e poi a partire dal 2009/2010 fino a ora – comprendono quattro tracce bonus, sempre le stesse, ovvero i demo delle canzoni interpretate nel 1976 da Lou Gramm durante la sua audizione per entrare a far parte della band: “Feels Like the First Time”, “Woman Oh Woman”, “At War with the World” e “Take Me to Your Leader”. Quest’ultima canzone è una perla nascosta il cui testo profondo si riferisce alla vulnerabilità e alla difficoltà di controllare le proprie emozioni quando si è innamorati… argomento sempre di attualità, ma poco presente nel dibattito pubblico.

Tra l’altro, mettendo a confronto i demo di “Feels Like the First Time”, “Woman Oh Woman”, “At War with the World” e le loro versioni finali, si osserva il grande e minuzioso lavoro svolto dagli autori e dai produttori per migliorare ogni piccolo dettaglio che sta alla base del sound complessivo.

La copertina ormai famosa del disco raffigura i sei musicisti in disegno griffato, con cappotti e valigie davanti al binario di una ferrovia, come un ricordo dei tour che per tanto tempo li hanno tenuti lontani da casa e dai propri cari. La sottoscritta ha cercato di indovinare a quale delle persone reali corrisponde ognuno dei volti ritratti e, dopo molti tentativi, ha deciso che l’ordine da sinistra a destra è questo: Lou Gramm, Ed Gagliardi, Alan Greenwood, Dennis Elliott, Mick Jones, Ian McDonald.

E voi…? Che ne pensate…? (Magda Vasilescu)