GIORGIO CUSCITO "L'amore da vicino"
(2026 )
Ci sono dischi d’esordio che sembrano un punto di partenza e altri che, pur arrivando per la prima volta sotto forma di album solista, hanno il sapore di un approdo.
''L’amore da vicino'' di Giorgio Cuscito appartiene decisamente alla seconda categoria. È il risultato di un lungo cammino artistico fatto di concerti, sperimentazioni, colonne sonore, poesia e incursioni nei territori del teatro e dell’arte contemporanea.
Un percorso, il suo, che qui trova finalmente una forma compiuta e personale, capace di raccogliere esperienze diverse sotto il segno della canzone d’autore.
Frontman degli art rocker Violent Scenes e musicista abituato per anni a confrontarsi con la lingua inglese, Cuscito compie una scelta significativa: abbracciare l’italiano come strumento espressivo principale.
Non è un semplice cambio linguistico, ma un vero e proprio atto di riconoscimento. Le parole acquistano una vicinanza nuova, una fragilità controllata che ben si accorda con il titolo dell’album.
L’amore osservato “da vicino” non è mai idealizzato o retorico; è piuttosto una presenza concreta, attraversata da dubbi, memorie e piccoli slanci di luce. L’incontro con il produttore e musicista Sebastiano Lillo si rivela determinante nel dare equilibrio a queste composizioni.
Gli arrangiamenti evitano qualsiasi sovraccarico e lasciano respirare le canzoni, che si sviluppano con eleganza discreta e una sensibilità che guarda tanto alla tradizione cantautorale italiana quanto a una dimensione più internazionale.
Le ombre di Luigi Tenco e Piero Ciampi sono percepibili nell’intensità emotiva e nell’attenzione alla parola, ma il disco dialoga anche con la malinconia raffinata di Nick Drake, la libertà poetica di Léo Ferré, la dolcezza obliqua di Chet Baker e l’apertura melodica di Caetano Veloso.
Proprio le due cover presenti in scaletta, dedicate a Caetano Veloso e Ivano Fossati, rappresentano uno degli aspetti più riusciti del lavoro. Cuscito le affronta con rispetto ma senza soggezione, evitando l’esercizio imitativo. Sono interpretazioni che si inseriscono naturalmente nel flusso dell’album, quasi fossero capitoli di uno stesso racconto, e testimoniano una capacità non comune di abitare brani altrui facendoli propri.
Ciò che colpisce maggiormente è la coerenza dell’insieme. Pur provenendo da un artista che ha attraversato linguaggi differenti, ''L’amore da vicino'' non appare mai dispersivo. Anzi, sembra che tutte le esperienze accumulate negli anni, dalle musiche per cinema e teatro alle sonorizzazioni per installazioni artistiche, fino al confronto con la poesia di Éluard, Pavese, Benn e Pasolini, confluiscano in una scrittura essenziale, matura e profondamente umana.
L’album non cerca effetti spettacolari, non rincorre le mode e nemmeno pretende di stupire a ogni costo. La sua forza risiede nella capacità di instaurare un dialogo intimo con l’ascoltatore, lasciando che siano le sfumature, i silenzi e le emozioni trattenute a parlare. È un lavoro che richiede attenzione ma che, proprio per questo, restituisce ascolto dopo ascolto nuove risonanze.
Con ''L’amore da vicino'', Giorgio Cuscito firma un esordio solista di notevole spessore, una raccolta di canzoni che unisce profondità letteraria e sensibilità musicale senza mai perdere naturalezza. Un disco che guarda alla grande tradizione dei cantautori, ma che trova una voce autentica e riconoscibile, confermando come il percorso più lungo sia spesso quello che conduce alla propria lingua e alla propria verità artistica. (Andrea Rossi)