recensioni dischi
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GENESIS  "Foxtrot"
   (1972 )

I Genesis raggiunsero il loro apice nel 1972 con “Foxtrot”, un lavoro ben distante dalle velleità concept di “The Lamb” e dalla serietà di “Selling England”, ma così spontaneo e spumeggiante da sbalordire. Il lavoro è permeato da toni favolistici e futuristici; il canto suona spesso giocoso, le musiche, coi loro intarsi allegri, si ritagliano spesso l’attenzione dell’ascoltatore per le acrobazie variopinte. 'Foxtrot' è progressive, ma il più lontano possibile da ciò che i King Crimson intendevano fare con i loro dischi d’esordio. La musica dei Genesis è una sorta di fusione tra il canto di un menestrello e un orchestra di folletti. Distante anni luce da quella onirica e evocativa dei Crimson, ma non per questo meno eccellente. “Watcher Of The Skies” ha un introduzione d’atmosfera al mellotron molto bella, un crescendo che poi si fonde con il battito eccentrico e grandioso della batteria. È il brano più rock del disco, una sorta di medley che si divide tra i giochi di tastiere, la forza delle chitarre e il ritmo sfrenato. La melodia, concitata e splendida, alterna il suo umore seguendo l’evolversi del vulcano sonoro che la sostiene; a volte si lancia in sfuriate energiche, altre volte si adagia con delicatezza e poi riparte veloce. Un capolavoro assoluto; il finale in grande stile con l’organo e le tastiere che fluttuano nel cielo, per l’appunto “Watcher Of The Skies”. “Time Table” è un altro brano scintillante, classicheggiante ed ammaliante. La dolcezza lascia spazio al ritornello poderoso; si respira un aria malinconica. Cambia totalmente l’atmosfera in “Get’em Out By Friday”, che parte lanciatissima con l’esclamazione del titolo. Il pezzo si rivela poi una sorta di dialogo, ben espresso dalle diverse tonalità di canto. La teatralità del gruppo viene qui a galla unita alla capacità di unire melodie diverse in un'unica canzone; i Genesis sono maestri nel variare i temi, nel far evolvere le canzoni. È un altro capolavoro, ha una varietà estrema. È impossibile stancarsi di questa musica sfavillante e sempre fresca. Le capacità musicali del gruppo sono elevatissime, si passa dagli solo di chitarra accattivanti, al semplice accompagnamento di organo, fino ad arrivare ai ritmi variegati e schizoidi. “Can-Utility And The Coastliners”, altra meravigliosa epopea, è ammiccante nei i suoi toni morbidi. L’apice lo raggiunge quando tutti gli strumenti si gonfiano ed esplodono mentre il canto mantiene la tranquillità iniziale, segnata come sempre da una melodia impeccabile. Le chitarre acustiche, le spirali ritmiche, l’armoniosità degli archi. Tutti gli strumenti poi si danno slanciò nella potenza del finale, stemperata dall’ipnotico solo di tastiere. È come scavare dentro ad un tesoro immenso; la ricchezza di queste canzoni è tale che darne una definizione sarebbe impossibile. “Horizons” è una dolce ninna nanna per sola chitarra acustica. La canzone più semplice anteposta a quella più complessa, la lunghissima e immensa “Supper’s Ready”. Ecco, descrivere questa opera d’arte è pressoché impossibile; racconta il secondo avvento di Cristo, la lotta contro l'Anticristo e la conquista della nuova Gerusalemme. È una mastodontica suite di 23 minuti; minuti che volano sulle ali della fantasia, dell’immaginazione. I 7 movimenti che la compongono potrebbero benissimo essere 10, considerate le numerose variazioni all’interno di ognuno. È incredibile come i Genesis siano capaci di variare per tutta la durata del pezzo le melodie, i suoni sono in continuo mutamento, non ci sono momenti di noia, non c’è una nota fuori posto, non c’è un passaggio musicale inutile. La tecnica non è mai fine a se stessa, anzi è sempre al servizio del tema centrale, arricchendolo spesso con ricami finissimi che altri gruppi si sognerebbero. Altra caratteristica lodevole è la complicità tra musica e testo; così nel momento in cui dice “Waiting For Battle”, esplode un assolo sfavillante; gli attimi dopo lo scontro “Wandering in the chaos the battle has left”, pieni di desolazione, sono ritratti alla perfezione dalle musiche soffuse. È pura meraviglia, come assistere ad un cortometraggio. I migliori movimenti sono forse “Willow Farm” con la sua potenza agrodolce e “Apocalypse In 9/8” che mette in musica davvero l’apocalisse, con un’intensità estrema che si spegne poi nel finale liberatorio. La ricchezza è tale da non poter essere completamente decritta. “Supper’s Ready” è la canzone più bella mai fatta dai Genesis, così intensa, coerente ed immensa da emozionare. È come esplorare una dimensione parallela, ad ogni ascolto suona sempre nuova, è impossibile stancarsene. “Foxtrot”, in definitiva è un album eccellente, la bibbia del progressive insieme a pochi altri dischi. Assolutamente da avere, non c’è scusa che tenga. (Fabio Busi)