recensioni dischi
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SUPERTRAMP  "Breakfast in America"
   (1979 )

Quando ''Breakfast in America'' arrivò sugli scaffali nel 1979, i Supertramp non erano più dei perfetti sconosciuti, ma certo non avevano ancora inciso la loro firma nell’immaginario globale come avrebbero fatto con questo album.

La scelta di alleggerire gli elementi più marcatamente progressive degli esordi, virando verso un pop rock brillante e accessibile, fu determinante: il risultato è un disco che riesce a sintetizzare immediatezza melodica e raffinatezza compositiva, qualità che spiegano il suo enorme successo internazionale, con milioni di copie vendute negli Stati Uniti e certificazioni in tutto il mondo.

Fin da ''Gone Hollywood'' e dal celebre singolo ''The Logical Song'', l’album rivela una sorprendente cura degli arrangiamenti: il piano elettrico – marchio distintivo della band – guida strutture musicali vivaci e stratificate, mentre sax, cori e una produzione cristallina arricchiscono ogni brano con tocchi di ironia e introspezione.

L’album riesce a combinare canzoni immediatamente memorabili con un gusto compositivo sofisticato, e non è difficile capire perché artisti di grande levatura ne siano rimasti affascinati.

Dal punto di vista tematico, ''Breakfast in America'' è un disco che parla sì di sogni e aspirazioni, ma lo fa con un’ironia affilata, prendendo di mira la superficialità dello star system e una società sempre più dominata dalle immagini e dai media.

Brani come ''Child of Vision'' e la meno celebre (ma non meno memorabile) ''Lord Is It Mine'' affrontano un disagio esistenziale che emerge sotto la superficie scintillante del pop, rendendo l’esperienza d’ascolto più profonda di quanto l’apparente leggerezza suggerisca.

Nonostante le tensioni interne tra Rick Davies e Roger Hodgson – che già allora lavoravano separatamente alla scrittura delle canzoni – l’album non lascia trapelare alcuna frattura. Al contrario, mostra una band all’apice della coesione musicale, capace di fondere influenze diverse: da un lato le melodie beatlesiane e più sognanti di Hodgson, dall’altro il gusto blues-pop di Davies.

Questa duplicità diventa il propulsore dell’intero lavoro, conferendo dinamica e varietà a un disco che scorre con sorprendente naturalezza dalla prima all’ultima traccia.

In definitiva, ''Breakfast in America'' rimane un album che non solo ha definito un’epoca, ma che continua ancora oggi a risuonare con forza grazie alla sua miscela di nostalgia, ironia e pop raffinato.

È un lavoro che incanta al primo ascolto, ma che offre ulteriori livelli di lettura a chi decide di addentrarsi sotto la superficie luccicante dei suoi grandi successi. (Andrea Rossi)