recensioni dischi
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YO LA TENGO  "Popular songs"
   (2009 )

Scovare tesori nascosti nella cantina dell’indie è il loro passatempo preferito. Dal rock al pop degli anni '60 passando per il country, il folk, il grunge, il punk per finire al soul. Sono gli Yo La Tengo, alfieri e innovatori del rock che da oltre 20 anni esplorano tutte le possibili direzioni musicali riuscendo sempre a rimanere se stessi e incarnando perfettamente l’emblema dell’alternative rock americano. Il nuovo album di Yo La Tengo ''Popular Songs'' potrebbe essere definito la prova più coraggiosa della loro carriera. Registrato a Hoboken e Nashville all’inizio del 2009 con il collaboratore di lunga data Roger Mountenot, il nuovo lavoro trova il trio composto da Georgia Hubley, Ira Kaplan and James McNew alla massima punta di creatività musicale, capace di modellare un’opera epica allo stesso tempo naturale e selvaggiamente avventurosa. Anche per gli ammiratori di sempre di Yo La Tengo, la gamma stilistica contenuta in ''Popular Songs'' è sorprendente; la band infatti non si limita solamente a sfoggiare confidenza con il Rock e Pop e con i loro mille sottogeneri ma dimostra che la loro naturale padronanza della materia è semplicemente sorprendente. Quello degli Yo La Tengo è un sodalizio di raro spessore emozionale, paragonabile a pochi altri casi della scena indie-rock mondiale. Sarà per la qualità del loro suono o per l’atipica longevità artistica, fatto è che il duo Kaplan-Hublay (compagni nella vita oltre che nella band), insieme a James McNew, partendo da una squisita ricerca in ambito pop, è stato capace di toccare tutti gli angoli nervosi di un indie-rock sperimentale, mescolandoli in una sintesi malinconica, sentimentale, ironica e a suo modo punk, come punk sono stati i Velvet Underground. Originari del New Jersey, stato all’epoca conosciuto solo per aver dato i natali a Frank Sinatra, i due ragazzi di Hoboken nel 1984 danno vita ad una band dal nome curioso e molto americano: "Yo La Tengo" (I’ve got it!), tradotto dalla comune passione per il baseball. Il “reediano” Kaplan, stanco di passare il tempo a criticare la musica di altri (scriveva per il New York Rocker), stiracchia le sue corde da baritono cupo e nevrotico e le unisce alla voce melodica, insicura e affascinante di Georgia Hubley. Insieme percorrono orme lasciate da altri (Velvet Underground, Television, Feelies), reinventandole con uno stile personalissimo. Nasce così quel suono inconfondibile, intellettuale ed eclettico, rumoroso ma anche fragile ed etereo, carico della freschezza primigenia del rock eppure studiato e pensato nel minimo dettaglio.