recensioni dischi
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MINISTRI  "Fuori"
   (2010 )

Al terzo album dal 2007, il secondo con Universal, i Ministri si trovano ad un bivio: continuare la carriera come il gruppo “incazzato” che sono sempre stato, o concedersi parzialmente al commercio musicale. Con “Tempi Bui” una scelta preliminare era già stata fatta, ma è con “Fuori” che i Ministri scelgono quale è la loro direzione. Intendiamoci, tutto quello che la band milanese aveva di speciale rimane immutato, anzi, forse anche accresciuto! In sostanza “Fuori” ha un solo e ben preciso obbiettivo: allargare gli orizzonti commerciali della band. Tutto ciò è possibile solo in un modo: non cambiando “stile”, cosa che sarebbe controproducente, ma rinnovando i suoni e mimetizzando il lavoro della band all’interno del mercato musicale. All’album non mancano certamente brani solidi, come ad esempio “Il Sole”, “Due Dita nel Cuore” e “Noi Fuori”, oltre alle bellissime e melanconiche ballate tipiche della band come “La Petroliera”, “La Città senza Fiumi” e “Tutta Roba Nostra”. Dal punto di vista musicale e compositivo l’album non cede sotto nessun aspetto: testi tutt’altro che stupidi, musiche e melodie orecchiabili, e una passione degna di titani. L’unica pecca è, appunto, nel lavoro di produzione. Una band come questa, dalla grandissima dedizione e soprattutto con un impatto live spaventoso, non ha senso che registri un disco con parti di batteria o parti elettroniche completamente stravolte, quasi a richiamare “strumenti giocattolo”. Se l’impatto si sente dal vivo, a maggior ragione l’album deve rispecchiare quest’aspetto, deve essere una sorta di apertura di sipario verso il momento principale per una band: il concerto. Normalmente i tour si fanno per la produzione degli album, ma pensiamo un attimo agli ultimi tour mondiali di “U2”, “Ac/Dc” e simili. Si sapeva benissimo che le ultime uscite discografiche dei sopra-citati erano album destinati a vendite record, e i tour sono stati giustamente preparati in grande stile, con palchi a 360 gradi, fiamme, fumo, fuochi artificiali e simili. Ma allora perché non trasportare tutto ciò anche in casa nostra? Partiamo dal fatto che siamo di fronte ad un album con gli attributi e con tutti i numeri per fare molto bene a livello discografico, ma allora a maggior ragione plasmiamo quest’album in modo da far capire che il disco non è altro che un inizio! Alla fine i discorsi teorici non portano a niente, ciò che conta è che l’album ha esordito alla grande, piazzandosi immediatamente nella top 20 delle vendite nazionali, e questo qualcosa vuol dire. Nel bene o nel male, ciò che importa e piace è la musica, e allora l’invito all’ascolto è più caloroso che mai, col tentativo di cogliere ogni più sottile e magico aspetto di questa band. Keith Richards diceva: “Il rock non muore, matura”; e allora, forza Ministri! (Stefano Mavero)