recensioni dischi
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CLAN DESTINO  "Clan Destino"
   (1994 )

Parlare dei Clan Destino equivale, per ovvie ragioni, a parlare di Ligabue. Ma non solo, diciamolo subito. Restringere la storia e la produzione della band semplicemente alla "grande ombra" del Luciano nazionale sarebbe oltremodo limitativo. Vero è che i Clan Destino sono stati la prima band del Liga; vero è che, in 4 anni, tra il '91 ed il '94 il gruppo ha inciso altrettanti album (i primi quattro) del "principale", seguendolo pure in tre mastodontici tour. Ma dal '94, al termine del sodalizio con il rocker di Correggio, la band ha vissuto di vita propria, con due album (questo "Clan Destino" ed il successivo "Cuore-stomaco-cervello") diventati presto dischi "cult", ora nuovamente disponibili su cd dopo diverse stagioni di "oblìo". Nel 1996 la band decise di sciogliersi, ed i vari componenti intrapresero strade diverse: Max Cottafavi divenne uno dei più apprezzati chitarristi rock italiani, suonando tra gli altri con Franco Battiato e Francesco Renga (e divenendo poi produttore), Gigi Cavalli Cocchi entrò nei C.S.I., Luciano Ghezzi e Giò Marani divennero apprezzati turnisti live e di studio. Ma il "sacro fuoco" non può covare a lungo sotto le ceneri, ed ecco quindi che nel 2004 la band si riforma, seguendo di nuovo Ligabue nel Campovolo 2005 e nel Nome e cognome Tour 2006, e pure di recente nel Campovolo 2.0. La rinascita della band porta pure nuovo materiale, confluito nel 2007 nel cofanetto "Registrazioni Clandestine" (Cd + Dvd Live, a nome Club Destino), e nell'E.P. del 2010 "Il giorno che verrà". Ma è su questo primo album, del 1994, che conviene soffermarsi. Mentre, nel pieno degli anni '90, il movimento rock mondiale prendeva tutt'altre strade (grunge, alternative, nu-metal), i Clan Destino produssero un disco clamorosamente e splendidamente fuori tempo, incentrato com'era sulla musicalità rock anni '70, stile Led Zeppelin e Deep Purple. Ne uscì così un album potente, limato nei particolari ma al tempo stesso grezzo. Un diamante, vero, cristallino, che a quasi due decenni di distanza non ha perso un grammo della forza e della carica originaria. Merito delle potenzialità della band, e pure delle guest star che parteciparono, come i Timoria (che fecero i cori nel brano "Per gli amici", ed ai quali venne dedicato il brano "Fratello"), come Fabio Treves (armonica in "Pilic Blues"), e come Luigi Schiavone, storico chitarrista di Enrico Ruggeri, che si distingue nell'assolo di "Questo giro è per noi". Pura magia, niente da dire. (Andrea Rossi)