recensioni dischi
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INLAND SEA  "The passion"
   (2012 )

Il senso di questo disco, senza stare troppo a cercare qua e lÓ, compare direttamente nei crediti del booklet, dove campeggia la scritta: "No electric guitars were harmed in the making of this album", che letteralmente significa "Nessuna chitarra elettrica Ŕ stata utilizzata nella realizzazione di questo disco". Un po' come quando le band heavy metal anni '80, con malcelato orgoglio, scrivevano a lettere cubitali sui propri vinili che all'interno dei brani non figurava nemmeno una nota di tastiere o sintetizzatori. Anche se, con un doppio senso decisamente divertente e centrato, "harmed" significa anche "maltrattato", come a dire che durante la lavorazione del disco a nessuna chitarra elettrica Ŕ stato fatto del male, a guisa di ci˛ che si legge nei credits dei film a riguardo degli animali. Appare chiaro, nelle belle e suadenti note di questo "The passion", come non ci siano, in veritÓ, idiosincrasie di sorta verso le chitarre elettriche, da parte degli Inland Sea: ma che, semplicemente, non ce ne fosse proprio bisogno, perchÚ queste note fossero belle e centrate. Non aspettatevi, per˛, arie antiche o violini a mille: qui i rimandi possono viceversa essere a Travis, Radiohead, Beatles, Keane o addirittura Starsailor, il tutto (appunto) perfettamente acustico. Infilate "The Passion" nel vostro lettore cd (qualcuno li usa ancora?), concocate il vostro amico musicalmente pi¨ acculturato, e chiedetegli di indovinare la provenienza geografica degli Inland Sea: impossibile che non giuri sulla nascita anglosassone di questi 4 ragazzi. Invece, ohib˛, la band proviene da Milano: ed il leader Paolo Spada (autore di tutti i testi e di ogni nota compresa nelle 9 canzoni) Ŕ addirittura un chirurgo vascolare di un ospedale meneghino. Ottima la scrittura, ottima l'esecuzione, ottima l'interpretazione di tutto l'album, magnificamente omogeneo, al punto che Ŕ davvero difficile individuare un brano di punta: ne fossimo costretti da un plotone di fucilieri, citeremmo le splendide "Weak" e "Two". Ma, ed Ŕ qui la bella notizia insita in questo disco, siamo semplicemente di fronte ad una grande band e, soprattutto, ad un grande album. Che (altro particolare estremamente indicativo) cresce ulteriormente ascolto dopo ascolto. Sentirete di certo parlare di loro in futuro. (Andrea Rossi)