recensioni dischi
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BILL CALLAHAN  "Dream river"
   (2013 )

Bill Callahan è nato all'interno del movimento "lo-fi" americano, quello che annovera artisti come Pavement, Beck, Sebadoh. Ma sarebbe assai riduttivo confinare la sua musica nel nucleo effimero delle nuove tendenze rock. Le sue canzoni, infatti, possiedono quel sapore di immortalità tipico di classici come Nick Drake, Lou Reed, Leonard Cohen e Nick Cave. Sono miniature sonore, acquerelli minimalisti che esplorano i recessi più cupi della mente, la solitudine, l'angoscia, l'alienazione, sviluppandosi attorno a un canovaccio musicale tanto sobrio quanto originale. A sorprendere l'ascoltatore sono soprattutto le continue variazioni di ritmo, i contrappunti, l'ambientazione austera e le figure nervose di chitarra, che si avvitano intorno a vibrazioni degne dei Television, ma anche le litanie, che Smog intona su un registro abulico e decadente. Nato nel 1966 nel New Hampshire pubblica il suo album d'esordio, ''Sewn To The Sky'', nel 1990, quando in America sta impazzando il "lo-fi". Smog non si sottrae a questi canoni e vi aggiunge del suo, mescolando discordanze, cantilene sgangherate e ritmi fuori tempo e lasciando solo a tracce come "Peach Pit" e "A Jar Of Sand" i momenti più umani del disco, quelli in cui il suo umore depresso di cuore solitario e anticonformista trapela in tutta la sua desolazione. Restando sempre rigorosamente lontano dalle luci della ribalta, Smog viene ingaggiato dalla Drag City, una delle più autorevoli etichette indipendenti degli Stati Uniti, per la quale incide l'Ep ''Floating'', cui fanno seguito in rapida successione gli album ''Forgotten Foundation'', ''Julius Cesar'', ''Wild Love'', l'Ep ''Kicking A Couple Around'', ''The Doctor Came At Dawn'', ''Red Apple Falls'', ''Knock Knock'', ''Dongs Of Sevotion'', ''Rain On Lens'', ''Supper'', ''A River Ain't Too Much Love'', ''Woke On A Whaleheart'' (nel quale abbandona il moniker Smog per riappropriarsi della propria identità di Bill Callahan), ''Sometimes I Wish We Were An Eagle'', ''Rough Travel For A Rare Thing'', ''A River Ain't Too Much To Love'', e infine ''Apocalypse'', nel quale il cantautore di Silver Springs si attesta su un registro in apparenza meno cupo rispetto alla dimessa introspezione dei lavori precedenti, indossando gli abiti ruvidi e consunti del mandriano ("Drover") per percorrere in solitudine vallate recondite nelle quali confondersi con il paesaggio e confondere la propria pena con quella dei luoghi e degli esseri animati che lo circondano. Ed ora è il momento del nuovo e atteso album ''Dream River'', sempre per la sua storica etichetta Drag City. Dagli esordi in "bassa fedeltà" all'austero rock da camera della maturità, Bill ha mostrato in questi anni album dopo album un talento assolutamente fuori dal comune, rivelandosi probabilmente il miglior cantautore della scena indie americana degli ultimi vent’anni. Registrato durante la prima parte dell’anno ai Cacophony Recorders di Austin in Texas, il quinto disco della carriera «solista» del musicista (come Smog si è fermato a quota 13) presenta 8 brani definiti dalla stessa label come i «più sensuali e viscerali» dell’intera discografia di Callahan.