recensioni dischi
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THE POGUES  "Red roses for me"
   (1984 )

I Pogues sono una folk-band irlandese che ha raggiunto negli anni una consolidata fama proponendo un ruvido, caotico pastiche capace di mediare tradizione e devianza grazie ad un approccio sfrontato, scomposto e disordinato: sarebbe musica folcloristica strictu sensu, ma ci pensa il carismatico frontman alcoolizzato Shane McGowan a tramutarla in una caciara rissaiola ricorrendo a tutto il suo campionario di versi, latrati, vocalizzi sguaiati e mormorii sgangherati (emblematica “The Auld Triangle”), che mentre dovrebbero esaltare queste esili composizioni finiscono invece per ammantarle di una trasandatezza addirittura fastidiosa se svincolata dall’intento ostentatamente festaiolo.

Non c’è particolare abilità tecnica né profondità di scrittura in queste tredici tracce (otto brani originali e cinque rivisitazioni di standard tradizionali, alcuni solo strumentali), lanciate a rotta di collo e per lo più di breve durata: l’accento – con risaputa furbizia, va ammesso - è posto unicamente sul groove, propulso da storiacce di alcoolismo e ordinaria malavita che lasciano il tempo che trovano, ma che hanno certamente il pregio di risvegliare una serata sonnacchiosa o di rivitalizzare un monotono viaggio in auto, senza promettere più di ciò che offrono.

E’ una frenetica musica di intrattenimento che trova in sé i propri meriti e – soprattutto – i propri limiti strutturali ed espressivi: è musica senza spessore, musica usa-e-getta nel senso migliore della locuzione, musica che non invita a riflettere né a sognare, ma che di sicuro invoglia al divertimento spensierato mentre ingolli la terza pinta di Guinness in una piacevole, disimpegnata, leggera serata al pub. (Manuel Maverna)