recensioni dischi
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LUCA CARBONI  "Luca Carboni"
   (1987 )

Ci sono dischi che ti rimangono attaccati addosso per una vita e che paiono resistere al trascorrere degli anni ed al passare delle mode e delle tendenze. Ci sono canzoni che hai cantato e canterai per sempre, parole che ti restano scolpite in testa e che riemergono senza fatica dal limbo dolce della memoria. Ci sono dischi che rimarranno per sempre belli, anche se quel sound è oramai invecchiato - come te - e i sedicenni di oggi sorridono di quelle canzoni che ascoltavi quando di anni ne avevi sedici tu. “Silvia lo sai/lo sai che Luca si buca ancora...”. Sfido chiunque si aggiri intorno alla quarantina a non citare a memoria almeno un paio di versi da uno qualunque dei brani che compongono questo delizioso album di Luca Carboni, cantante il cui percorso artistico è stato segnato da bizzarre esplosioni e successive implosioni: se agli esordi si presentava come un possibile clone più presentabile del Vasco nazionale, lentamente riuscì ad affrancarsi dall'immagine che di lui i media stavano creando (bello, giovane, idolo delle ragazzine) per dare vita ad una rispettabilissima carriera costellata per anni di successi commerciali e ritornelli da ricordare. L’elemento che conferì a Carboni quella inconfondibile unicità fu probabilmente la sua capacità di assemblare con cura ed intelligenza malinconiche canzoni da classifica con liriche mai banali, un'aria timidamente blasè ed un crooning particolare sostenuto da una voce lievemente arrochita e sensuale. Alcuni dei motivi di questo fortunatissimo album del 1987 fanno parte della storia della canzone italiana dell'ultimo quarto di secolo, dalla già citata, commovente "Silvia lo sai" che apre il disco, alla delicata bossanova di "Lungomare", dalla più leggera "Vieni a vivere con me" alla scintillante melodia di "Farfallina" (altra hit), è un susseguirsi di brani accattivanti che rendono interessante un disco semplice, diretto e ispiratissimo. Ascoltando "Chicchi di grano", il brano di chiusura con la sua storia di perduto amore giovanile, ancora provo un brivido sottile e per qualche istante anche un'esile bisogno di versare una lacrimuccia. E nutro la certezza che tra altri vent'anni mi scoprirò ancora a canticchiare: “La maglia del Bologna/sette giorni su sette...”. (Manuel Maverna)