recensioni dischi
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KELLEY STOLTZ  "Double exposure"
   (2014 )

Sono molti nella zona di San Francisco a declamare il titolo di garage band, ma Kelley Stoltz davvero l'unico ad aver registrato il suo nuovo album "Double Exposure" nel garage di casa sua! Ma un garage particolare, dove le macchie d'olio sono coperte da tappeti orientali e non ci sono pale da neve sparpagliate in giro, ma synth vintage, 17 chitarre, mellotron, jukebox degli anni '50, un poster dei Teardrop Explodes, una macchina a nastro usata dai Residents e un amplificatore appartenuto a James Williamson degli Stooges, e miriadi di altre parafernalia che compongono l'Eletric Duck Studio, la casa non solo di Kelley Stoltz, ma per il resto della fiorente scena di San Francisco, come Sonny & The Sunsets, The Sandwitches, The Mantles e Tim Cohen. Sono passati tre anni dall'ultimo album uscito su Sub Pop, e Kelley Stoltz ha distolto l'attenzione dalla sua musica (dopo 7 LP gi realizzati, di cui 4 proprio su Sub Pop) e si dedicato ad incoraggiare e produrre le sommenzionate band. Ma non solo, la sua vita da quasi quarantenne frenetica: tra innamoramenti, cuori infranti, andare a fare jogging, fissare il soffitto, cantare al telefono centinaia di canzoni (s, anche questo), dormire, registrare un album di cover con la propria famiglia, un altro paio di singoli a 45 giri, ubriacarsi di vino bianco (buono, quello californiano), farsi mollare da Sub Pop, suonare le tastiere per Rodriguez durante il suo tour americano, e poi ottenere un nuovo contratto tramite il vecchio amico Jack White alla Third Man Records. E tutto ci a cosa ha dato vita? Ad uno splendido album, definito da John Dwyer degli Thee Oh Sees come "oro per le orecchie, un pensiero piacevole in testa, una soffice vento sotto il sole, un disco perfetto...".