recensioni dischi
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FRANCO BATTIATO  "Fisiognomica"
   (1988 )

Quanti cambiamenti ha vissuto, Battiato, nella sua carriera? Diecimila, verrebbe da dire. E questa fu una di quelle, anche se forse meno clamorosa, o forse meno evidenziata, rispetto a quella che, ad esempio, trasportò il Nostro dalla sperimentazione (e da certe lagne, diciamocelo, vedi gli Egitti sabbiosi) alla canzonetta pop. Dopo “Mondi lontanissimi” del 1985, Battiato aveva più o meno dichiarato che la “musica contemporanea mi butta giù”, e che d’ora in avanti si sarebbe dato solo o quasi all’operistica. Alla lirica, o comunque ad altro. E così fece, per un po’, dato che “Genesi” uscì nel 1987, arrivando in classifica più per il nome che non per il prodotto, di fatto roba che con il pop c’entrava come il classico cavolo a merenda. Poi, però, tornò sui passi accorgendosi che c’era ancora tanta roba che gli stava uscendo fuori dal cilindro e che non poteva essere infilata in teatri o simile. Ma “Fisiognomica” c’entra poco con quello che stava facendo prima, dato che qui si inizia a vedere un nuovo Battiato. Quello arabeggiante, dato che musiche e testi iniziano ad impregnarsi di questioni medioorientali, ma soprattutto quello mistico che non va più alla ricerca di centri di gravità permanenti, preferendo studi interiori e aspirazioni al Divino. Chiaro che la commercialità all’epoca andò un po’ a farsi benedire, dato che non si poteva scaraventare “Oceano di silenzio” al Festivalbar assieme a Jovanotti e Sabrina Salerno, ma bastò poi “E ti vengo a cercare” per far capire che anche chi si fosse approcciato al Nostro con superficialità, ci sarebbe rimasto incastrato e nemmeno poco. Questa nuova formula durò un quinquennio, prima dell’arrivo di Manlio Sgalambro eccetera. Andò bene, come vendite, ma si capiva che a Battiato, ormai, le classifiche non interessavano poi più di tanto. (Enrico Faggiano)