recensioni dischi
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VISAGE  "Orchestral"
   (2014 )

Curiosa e assurda, la storia di Steve Strange e della sigla a lui collegata, quella dei Visage. Che, per molti, significa solo “Fade to grey” e niente altro, niente. Eppure, quel singolo che conosciamo tutti, e che anche un metallaro o un jazzista saprebbero riconoscere dalla prima nota, è stata solo la punta di un iceberg magari non di proporzioni titaniche, ma comunque con dell’altro ghiaccio sotto. L’apoteosi del new romantic, nei primi anni '80, quando piano piano un bel po’ di soggetti uscirono fuori dallo stesso ambiente affacciandosi alla musica, con un qualche aiuto esterno (di fatto, i Visage erano una specie di spinoff degli Ultravox e di Midge Ure, l’autore di “Fade to grey”), dando prima di tutto una ridefinizione di immagine e poi, casomai, di musica. Eppure, limitare i Visage al semplice makeup e alle mosse rallentate di quel sound sarebbe sbagliato: l’unione di sintetizzatori, bassi e voci cupe, infatti, ha caratterizzato il periodo ben più di quanto non si possa pensare, dando poi la stura ad una serie di altre produzioni probabilmente più fortunate o, forse, solo più fighe. Basterebbe andare a sentire il primo album degli Spandau Ballet o quello dei Duran Duran, per capire come si andasse ad attingere dallo stesso pozzo, con la differenza che Steve Strange, avendo beccato il jolly quasi subito, poi ha fatto fatica a restare a galla. Chiusa la parentesi Visage, c’è poi stato quasi un trentennio di semplice revival, fino ad “Heart and knives”, primo album di inediti, del 2013, come per andare a riaprire una stanza che era rimasta chiusa da troppo tempo, ma con dentro ancora roba tutta da scoprire. Troppo tardi, però, dato che Strange sarebbe deceduto poco dopo. Facendo però in tempo a dare alle stampe questa curiosa raccolta, dove i vecchi successi più qualcosa dall’album del 2013 vengono rivisti non andando a ipervitaminizzare i suoni con i più banali degli unzunz, ma andandoli ad orchestrare con archi e fiati, per andare quindi a scoprire che, di riffa o di raffa, buone cose erano. Non solo “Fade to grey”, appunto, ma anche l’omonima “Visage”, “Mind of a toy” e la più recente “Hidden sign”. D’altronde, lui sperava che la vita non fosse poi tanto lunga, e qualcuno lo ha accontentato. Ma, appunto, non solo lipstick e eyeliner era. (Enrico Faggiano)