recensioni dischi
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JUNE AND THE WELL  "Gudiya"
   (2015 )

Sono tornati i June And The Well. E sono tornati anche gli anni novanta. È questa l’impressione che si ha ascoltando “Gudiya”, disco che non è ascrivibile semplicisticamente alla voce rock, perché è anche il risultato naturale della contaminazione con elementi di quel punk particolarmente intimo, introspettivo, emozionale. “Gudiya” si potrebbe facilmente definire emo, se non fosse che, negli ultimi anni, il termine ha assunto un mucchio di altri significati, spesso anche (purtroppo) slegati dal contesto musicale al quale si riferiva originariamente. Sei tracce che, quindi, si rifanno in maniera chiara a certe atmosfere. Gli arpeggi introduttivi viaggiano su ritmi power pop, poi irrompe la voce che traghetta verso ritornelli che suonano effettivamente emo/punk: fondamentale è l’incedere malinconico, prodotto da una curatissima componente melodica. “Francis” è un buon pezzo specialmente per il finale a sorpresa, perfetta esemplificazione di quelle atmosfere un po’ cupe che permeano tutto il disco. Al contrario, invece, la titletrack non riesce ad incidere allo stesso modo, nonostante nel ritornello sia presente anche il piano. Il successivo “From The Ashes Of Your Heart”, purtroppo, è il pezzo meno ispirato dell’intero EP, ma apre la strada a quello che di meglio i June And The Well riescono a offrirci. “S-Low”, con la collaborazione di Matilde Davoli, risulta avere un tocco in più, e non solo perché la cantante possiede una voce straordinaria: la delicatezza degli arpeggi, le frenate e le ripartenze unite a perpetue distorsioni rappresentano la svolta di un lavoro che, nella prima metà, sa rubare l’attenzione, coinvolgere e creare aspettative altissime, poi non del tutto soddisfatte. “Fountains” e “The Bend” (nonostante una colorazione più pop per la seconda) sono due pezzi che effettivamente fanno fare il salto di qualità. Il lavoro risulta essere globalmente molto riuscito, ma avrebbe potuto tranquillamente raggiungere livelli altissimi se, anche nella prima parte, la band avesse saputo esprimersi come nella seconda. (Piergiuseppe Lippolis)