recensioni dischi
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KIRLIAN  ".A.u.r.a.l"
   (2015 )

KIRLIAN e' un trio strumentale sperimentale veneto formatosi nel 2014, che vede al basso Alessandro Zanin (cantante dei Vetro, e gia' cantante dei Tears Before), alla batteria e al sintetizzatore Tommaso Mantelli (ex bassista de Il Teatro degli Orrori, voce e chitarra dei Captain Mantell, rumorista dei Bleeding Eyes, rettore del progetto AMA) ed alla chitarra Nicola Crosato (chitarrista degli storici Bluid). L'idea del progetto, nato con direzione ambient e poi declinato in un genere ibrido tra hard core, doom, noise, drone ed ambient, e' la ricerca focalizzata sulla produzione di colonne sonore ideali per lo sviluppo di elettrofotografie aurali. Questa ricerca stata ispirata dal lavoro di Seymon Kirlian, ingegnere elettrico russo (appassionato degli studi del suo predecessore Tesla), che negli anni '30 dello scorso secolo fu scopritore casuale e poi studioso della strana luminescenza scaturita da oggetti ed esseri viventi sollecitati da un dispositivo elettrico ad alta tensione ed alta frequenza. Dedico' la sua esistenza a fotografare questa luminescenza che decise di chiamare AURA. La prima uscita discografica del trio e' l'album ''.A.U.R.A.L'', pubblicato da Dischi Bervisti: e' un disco spiazzante e intrigante. A partire dalla sonorita' scura e rarefatta (resa particolare da un trattamento speciale sul master che la band definisce ''Kirlian-scape'') fino ad arrivare alla definizione del genere, davvero difficile. Ambienti riverberati e costantemente pervasi da un'"aura" elettrica, nascondono al loro interno delle composizioni varie e sfaccettate. Si passa dal doom di ''Photography A'' all'hard core-noise di ''Photography U'' e ''A2'', per poi lasciarsi trasportare dal flusso oceanico di ''Photography R''. La struttura ben delineata dalla batteria, rarefatta ma decisa, e da un basso distorto estremamente prepotente, e' arricchita e ampliata da una chitarra allucinata e psichedelica, vera particolarita' del trio. Le invasioni di suoni sintetici ampliano ancora lo spettro, esplorando territori quali drone, shoegaze e ambient, sempre e comunque pervasi dal noise. Proprio questa varieta' fa in modo di non far sentire mai la mancanza di una voce narrante o cantata. Infatti l'intero album e' piacevolmente strumentale. Ben due pezzi superano abbondantemente i 10 minuti, con il chiaro intento di trasportare l'ascoltatore in un'altra dimensione, psichedelica e ossessiva. Davvero interessante l'intenzione di andare oltre al solo aspetto musicale. Questo disco infatti e' presentato come un vero e proprio esperimento musical-scientifico, con lo scopo di creare delle colonne sonore ideali che accompagnino lo sviluppo di fotografie elettro-aurali. Da qui la veste grafica del progetto, che riproduce un plico di documenti e rapporti relativi all'esperimento, con tanto di foto che hanno ispirato le composizioni e di REPORT DOCUMENTATION PAGE, nel quale sono riportati i crediti del disco come relazione dei dati e delle conclusioni elaborati a fine processo. L'ultimo brano, ''Photography L'', potrebbe essere infatti considerato un vero e proprio esperimento scientifico, consistente nell'abbandonare gli strumenti all'interno della stanza di ripresa e registrare il suono prodotto spontaneamente dai loop di feedback degli stessi e le loro interazioni. Il risultato e' stato definito da qualcuno come una sorta di riproduzione del big bang in ambito sonoro, dove una scintilla causa una serie di risonanze che interagendo tra di loro creano un universo infinito. Pubblicato da Dischi Bervisti e Trivel, questo disco/esperimento decisamente riuscito e' dedicato agli amanti della musica estrema, ma anche a chi ama viaggiare senza muoversi e farsi ispirare da intuizioni e sonorita' fuori dal comune.