recensioni dischi
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ICIO CARAVITA  "E' così che va"
   (2015 )

Esordio in età matura per l’emiliano Icio Caravita. Classe 1967, il cantautore di Ferrara suona chitarra, armonica e percussioni a pedale, e sceglie di dare un suono acustico, intimo, a questo disco prodotto dall’etichetta Lampyridae (e distribuito da Believe) che va ad inserirsi nella lunga scia della tradizione della canzone d’autore italiana. L’anagrafe ci dice che Caravita si piazza a metà strada tra la generazione storica e gloriosa dei nostri cantautori e quella del recente boom (ormai già in fase calante) che si muove tra un’estetica cosiddetta “indie” ed il pop “alto”. La scelta di campo è chiara: nonostante il “folk revival” di casa nostra non abbia di certo lo stesso appeal che ha negli Stati Uniti, Caravita non sembra preoccuparsene e va avanti per la sua strada, decidendo di muoversi in territori decisamente classici. A rafforzare questa impressione ci sono i testi, che affrontano luci ed ombre del quotidiano, raccontando sentimenti comuni e storie di vita intimiste con semplicità, ignorando il linguaggio “pop d’autore” che oggi va per la maggiore. Sempre seguendo la stessa linea, gli arrangiamenti portano la firma di Massimo Germini, già chitarrista di Roberto Vecchioni: non certo un caso, viene da pensare collegandosi a quanto appena detto sulla scelta di campo. Nel brano che apre il disco, Caravita si definisce “un menestrello degli anni duemila”, e la sua esperienza da busker (del resto viene proprio dal “capoluogo” italiano dei musicisti di strada), unita alla genuinità ed alla sobrietà delle sue canzoni, conferma questo tratto. La scelta di questa parola suona come un ulteriore passo verso la tradizione. A chi cerca sempre e comunque novità, questo disco, insomma, non andrà giù, ma questo sembra più il caso di quegli addetti ai lavori che guardano più che altro i numeri, o di fruitori di musica così assidui da essere affamati di diversità (presunte o reali che siano). Per tutto il resto del pubblico, specie per quello che incappa nella canzoni per pura casualità, la faccenda è tutta da giocare. Il punto, semmai, è capire quanto il mercato musicale odierno in Italia sia disposto a dare spazio a questo disco, perché, in fin dei conti, ora come ora, sembra una vera scommessa optare per il cantautorato classico. Ma questo è un discorso ampio, che coinvolge sfere molto lontane da “E’ così che va”, la cui peculiarità è, semplicemente, quella di essere un disco indipendente molto legato alla tradizione. Curioso. (Luca Bussoletti)