recensioni dischi
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PAVESE RUDIE  "Pavese Rudie"
   (2016 )

L’esordio solista di Pavese Rudie, artista piuttosto popolare sulla scena capitolina, è all’insegna di un reggae dinamico, sviscerato in undici tracce ed arricchito da numerose influenze. Il primo singolo del suo disco omonimo (“Estate Ancora”), ad esempio, mostra una certa attitudine a raccogliere anche influenze pop: Pavese Rudie strizza l’occhio alle radio, con un pezzo orecchiabile che non fatica a entrare nella mente dell’ascoltatore. Questo non è un male, anche perché, fra gli altri dieci, non sono tanti i pezzi che posseggono queste stesse caratteristiche, evitando il rischio di confezionare un lavoro troppo piegato alle logiche del mercato musicale. Perché, appunto, in “Pavese Rudie” c’è molto altro: a convincere maggiormente sono i due pezzi realizzati in compagnia: “Il Mondo Che Vorrei”, con Terron Fabio, e “Tocho”, con Reddog e Boom Buzz. In questi due brani si assiste ad una (neanche troppo sorprendente) virata verso l’hip hop, almeno per quanto concerne il cantato, nonostante i colori, sullo sfondo, rimangano il giallo, il rosso e il verde: qui, davvero, funziona tutto, così come nei pezzi in italiano (“Reggaeperoma” e “Polvere”). “Pavese Rudie” è un disco forse un po’ altalenante, sebbene le sensazioni, nel complesso, siano sicuramente molto piacevoli: positivo, dunque, il risultato globale, benché risulti leggermente inficiato dalla mancanza di una scelta stilistica ben definita. (Piergiuseppe Lippolis)