recensioni dischi
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PERTURBAZIONE  "Le storie che ci raccontiamo"
   (2016 )

Quando, due anni fa, i Perturbazione parteciparono al Festival di Sanremo, si verificarono contemporaneamente due situazioni paradossali. La prima era non solo la loro ammissione al “Festival dei Fiori” (solitamente deputato a ben altri generi e personaggi), ma l’essere addirittura stati annessi alla manifestazione in qualità di Big: certificazione, questa, abbastanza curiosa per un gruppo come il loro, che in effetti all’epoca aveva già all’attivo 7 dischi (6 di inediti più una raccolta), ma che non poteva certo definirsi “mainstream”, ed il cui nome difficilmente avrà detto qualcosa alla massaia di Viterbo o al coltivatore diretto di San Giorgio di Piano. La seconda situazione paradossale, all’epoca, fu che il loro brano partecipante al festival (“L'unica”) ebbe a sorpresa, nelle prime settimane post kermesse, un riscontro pazzesco, risultando addirittura la n.1 negli airplay radiofonici nazionali, davanti non solo alla vincitrice Arisa ma pure a Francesco Renga ed a Noemi. A quel punto era facile prevedere per i Perturbazione l’addio, almeno momentaneo, alla loro condizione “underground” per vivere un periodo di meritato successo dopo tanta gavetta, com’era stato in precedenza, dopo l’esperienza sanremese, per altre proposte “alte” come ad esempio gli Avion Travel o Sergio Cammariere. Così, invece, non fu: l’album relativo, “Musica X”, andò benino, ma di loro la massa (le suddette massaie e coltivatori diretti) si dimenticò abbastanza in fretta. Sono passati due anni, c’è stato anche qualche sconvolgimento interno (poco dopo Sanremo se ne andarono il chitarrista Gigi Giancursi e la violoncellista Elena Diana), ed alla prova del nuovo album la band arriva, di nuovo, da outsider. Condizione che, forse, Tommaso Cerasuolo e compagni alla fin fine preferiscono, perché è facile immaginare come, nel can can festivaliero (ed in generale nel “mainstream”), il gruppo ci si trovasse più o meno come i canonici cavoli a merenda. Voglia di fare, quella ce n’è ancora tanta, nonostante si sia ormai vicini ai 30 anni di vita della band: stanno lì a dimostrarlo non solo le 10 nuove canzoni (tutte di altissimo livello, sia come scrittura che in quanto a produzione, arrangiamento ed esecuzione), ma anche la scelta di “emigrare”, per la prima volta, per andare a realizzare il disco a Londra, tra il Tilehouse Studio di Mike Olfield ed il Toomi Labs di Tommaso Colliva (di recente al lavoro con i Muse). E non si può certo dire che il soggiorno oltremanica sia passato senza colpo ferire: le atmosfere british (spesso presenti anche in passato, ma mai come in questa occasione) permeano i nuovi brani in maniera compiuta e vincente, rendendoli radiofonici nonostante la solita scrittura “alta” (nel senso più positivo del termine) di Tommy e dei suoi pards. Inoltre, persi per strada come detto due membri storici, i ragazzi di Rivoli hanno cercato altrove sostegno per le nuove produzioni, trovandolo in Ghemon, con cui hanno duettato in "Everest" (“sorridi alla paura e la paura passerà”), in Andrea Mirò, che li aveva diretti nella suddetta esperienza sanremese (qui presente nell’ottima "Cara Rubrica del cuore"), in Emma Tricca, cantautrice italiana purtroppo misconosciuta nei patri lidi ma amatissima nel Regno Unito, con cui hanno realizzato la title-track, ed anche in Massimo Martellotta dei Calibro 35, che ha realizzato alcuni bellissimi interventi al pianoforte. Altri brani assolutamente degni di nota sono il singolo “Dipende da te” (“Ci sono cose che non puoi decidere, ma non è deciso che per questo tu sei inutile”), e la bellissima “Trentenni” (“Son la salvezza dell’occidente, trentenni stanche fan finta di niente, ascoltan storie sul bordo del letto”), ma è il livello medio (davvero altissimo) che fa raccomandare questo “backup album” come una delle grandi e liete sorprese di questo appena cominciato nuovo anno musicale. (Andrea Rossi)