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THREE TIMES NOTHING  "Paper"
   (2016 )

Non si giudica certo un libro dalla copertina, ma l’esordio del quartetto genovese Three Times Nothing suscita interesse già a partire dal bell’artwork che lo introduce, una evocativa e suggestiva immagine concepita e realizzata da Ilaria Turtoro, una gru di carta legata alla memoria di Sadako Sasaki. Opera a tema che ruota per astrazione attorno alla figura della ragazzina giapponese sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima, ma costretta a cedere ad un male fatale dieci anni più tardi, non prima di aver creduto nel sogno impossibile di guarire realizzando mille gru di carta, “Paper” si muove sinuoso, mai eccessivamente contorto, su traiettorie sì ascrivibili al mare magnum del post-rock, ma indulgendo ad una ricerca elegante e personale che lega in un coeso continuum otto composizioni melanconicamente oscure (dalle tentazioni Cure di “Your gods” alla chiusa sospesa e desolata di “Hope”). Grazie ad aperture che si dilatano con maestria senza scadere nel pedissequo inseguimento di trame cervellotiche, i quattro ricamano atmosfere eteree trafiggendole a tratti con un chitarrismo equilibrato che non sovrasta le armonie delineate, al più esaltandone, non senza garbo, l’intrinseco significato (“For I=0 to 0”). Capaci di conservare una passionalità intima e raccolta anche negli episodi ove il crescendo si fa più incalzante (“Close your eyes”), sortiscono un effetto straniante che mira a sonorizzare una sorta di cortometraggio invisibile, quasi si trattasse del soundtrack di un film scritto nella realtà dei fatti, operazione concettualmente più affine al “Notturno americano” della coppia Clementi/Reverberi piuttosto che alla visionarietà allucinata dei Ronin de “L’ultimo re”. Opera il cui principale limite è forse quello di insistere su un assetto eccessivamente monocorde, rinunciando ad un più compiuto livello di approfondimento delle molteplici divagazioni possibili, “Paper” presenta comunque una band sufficientemente talentuosa da lasciar presagire fruttuosi sviluppi delle valide intuizioni che la animano. (Manuel Maverna)