recensioni dischi
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PYJAMARAMA  "Fuoco di sbarramento"
   (2016 )

Quando nel 1994 usci “Dookie” dei Green Day, chi poteva immaginare che un simile album potesse poi trascinarsi dietro tanti seguaci? I Pyjamarama sono l’ennesimo e gradevole esempio di come si possa strutturare un dischetto di 5 pezzi con linee-guida semplici e misuratamente efficaci. Non parliamo di capolavoro, ma di un e.p. che non da' fastidio a nessuno perché spontaneo e senza tanti fronzoli: ti parla allo stomaco in modo diretto, senza rischio di incappare in chi predica bene e razzola male. Si avverte che Teo, Pol e Diego vomitano tematiche sociali e riflessive sulla propria vita con indubbia passione. Naturalmente pagano lo scotto del debutto tralasciando, in buona fede, dettagli che andranno aggiustati semmai, nelle prossime composizioni, ad esempio badare a non far sembrare simili i tappeti ritmici che si sviluppano in una sensazione di linearità. Però va dato merito che i volumi del missaggio sono ben regolati, dove spesso, invece, la voce rimane un po’ sotto, sovrastata da chitarra o batteria piuttosto invasiva. Il trio arriva a questo e.p. dopo lo scioglimento dei Melt e una certa tribolazione per il reclumento di un guitarist, con l’arrivo, l’addio e poi di nuovo il ritorno di Pol. A questo punto, tornando alla band originaria, i ragazzi si forgiano dando vita a “Fuoco di sbarramento” , un vero e proprio inno corale verso la musica, che rappresenta la schermaglia ideale e rifugio sicuro contro le distorsioni e frustrazioni che elargisce la contemporaneità dei giorni nostri. E allora via agli sfoghi per gli anni di piombo del ’70 in “Antidoto”, o per gli scontri in terra greca di “Piazza Syntagma”, con annessa la bella storia di due cuori che si uniscono in un grido unanime contro la violenza, dove l’Amore attecchisce e trionfa anche in un marasma di accadimenti ostili. Se nei vostri ascolti vi piace battere il piedino e, al contempo, non disdegnate di ribellarvi all’apatia e alla passività di subire eventi e dinamiche sbilenche, piazzate sul lettore i 15 minuti che vi offre il cd dei Pyjamarama: non passerete un brutto quarto d’ora. (Max Casali)