recensioni dischi
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SCANDROID  "Scandroid"
   (2016 )

Se andate a leggere i credits di musicmap.it, il boss sogna che, un giorno, lo scrivente recensisca un disco attuale e non legato indissolubilmente agli anni '80. Questa volta potrebbe anche realizzarlo, vedendo la data di uscita di questo prodotto, ma non sarà così. Perché gli Scandroid, a dire il vero, sembrano uscire da una macchina del tempo programmata sul 1984. Pare siano americani, anche se non proprio ragazzini (il leader, tal Klayton, è in giro da una ventina d’anni), ma la verità è che, forse, sono una clonazione di una qualsiasi band di new wave elettronica degli eighties. E “Scandroid” è l’esatto bignamino di quei tempi, con sonorità che richiamano, qua e là, tutto quello che c’era all’epoca. Provare per credere: “Connection” sembra uscire da un disco degli Ultravox, “Empty streets” ha un mix basso-tastiere che sa tanto di New Order, un po’ ovunque si sente la lezione robo-melodica di Karl Bartos (il lato umano dei Kraftwerk). E c’è una cover di “Shout” che potrebbe essere gradita perfino, dico perfino, ai puristi dei Tears For Fears. Insomma: saremo anche in un cyber futuro, come loro raccontano, ma qui pare che qualcuno abbia inserito tutto lo scibile elettropop degli ‘80s in una chiavetta e la abbia downloadata nei cervelli dei Nostri. Con magari qualche cosa da aggiustare – mancano forse ganci commerciali come andavano nel decennio in questione, o qualche velo di umana malinconia – per evitare di parlare di un semplice prodotto scolasticamente copiato dai Giganti del genere. Però, che nel 2016 ci sia qualcuno che fa ancora questa musica, per chi non vuol morire hipster o millennial, apre il cuore. E il boss di musicmap.it si metta l’anima in pace: nemmeno stavolta coronerà il suo sogno. (Enrico Faggiano)