recensioni dischi
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ERIN K  "Little torch"
   (2017 )

Erin K è una cantautrice texana, trasferitasi a Londra e intercettata da un'etichetta italiana, e che si è già esibita varie volte in giro per il Belpaese. Dopo un breve Ep nel 2011, in questo 2017 pubblica il suo primo album, "Little torch" che, dal punto di vista strettamente musicale, rientra di per sé in un territorio abbastanza conosciuto, quello a metà tra l'indie pop e le contaminazioni dal folk (difatti a Londra Erin viene considerata parte del cosiddetto anti-folk): dinamiche leggere, batteria che spesso fa uso di spazzole ("Pay to play", "Dum da dum song"), chitarre acustiche, ukulele ("I fell for your face") e talvolta anche la viola e qualche arrangiamento di trombe, come nel brano di apertura "No control", che è quello con intenzione più pop. Ciò che fa la differenza rispetto a questo consueto panorama, fatto di sedie-bancali e palchi con lampadine a risparmio energetico, risiede nella personalità della cantautrice, dotata di un carisma riversato tutto nella scrittura dei testi, che tendono spesso alla narrazione; diverse canzoni sono racconti, con lo sviluppo di una trama, presentati come aneddoti. "Off to Bologna saving centipedes" è una storia ambientata in maniera sognante nella città felsinea, mentre "I just ate shit", di cui non serve tradurre il titolo, è un episodio in un ristorante, narrato sopra un giro di chitarra che crea attesa, inframmezzata da commenti rumorosi di flauto. Il cantato qui viene quasi del tutto sostituito da un parlato. "I fell for your face" è sempre una storia, più sentimentale a modo suo: "Love is not for me, is just a game, you see I'm free". Poi c'è "Beautiful monkeeh", una simpatica circostanza dove Erin si ritrova a parlare con una persona... che è una bellissima scimmia: "You don't use any words, it's hard to know what you want". Notevole anche la quantità di videoclip che accompagnano diversi brani, fra cui "Assholio", animazione nella quale compaiono parecchi animali ibridi, disegnati dalla stessa Erin: nel suo sito ufficiale si possono vedere gli hybrids che ha realizzato: un leone-ape, una giraffa con la testa di panda, un panda-granchio... ma tornando al videoclip, probabilmente il protagonista è lo stesso "Assholio", che certamente non porta un nome gratificante. "Coins", il brano di chiusura dell'album, è in realtà il primo singolo, il suo videoclip risale addirittura al 2011, per cui questo Lp è stato creato negli anni di esperienza dal vivo e di scrittura di Erin K. "Coins" parla di un freddo rapporto padre - figlia. L'uomo è un tipo ordinario, vuole avere tutto sotto controllo, tiene i libri in ordine di colore e ha fatto scivolare i propri sogni nella macchina del caffè. La figlia viene derisa a scuola, e inizia a fumare per mettersi in mostra. La narrazione però è focalizzata sulle monete, i soldi che la ragazza chiede al padre; la cosa capita due volte nella canzone, ma l'intenzione dei due protagonisti si inverte, agli ascoltatori il compito di capire come si sviluppa questo rapporto. Una bella prova di cantautorato: Erin K sa cantare in maniera equilibrata e distaccata di difficoltà comunicative, con una leggerezza che non diventa mai superficiale, e con una serietà che non diventa mai pedante. (Gilberto Ongaro)