recensioni dischi
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CLAUDIO LOLLI  "Il grande freddo"
   (2017 )

Il ritorno di uno dei grandi cantautori di “nicchia” della canzone italiana avviene a ben otto anni di distanza dal precedente “Lovesongs”. Claudio Lolli ha fatto la storia del cantautorato italiano, sebbene non abbia mai raggiunto il gran successo di pubblico di un De Gregori o la popolarità di un Dalla. Questo nuovo “Il grande freddo” è stato realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding su etichetta indipendente. E’ un disco “cinematografico” secondo lo stesso autore - a partire dal titolo ispirato all’omonimo film di Lawrence Kasdan - composto di nove capitoli, che possono essere letti come altrettanti piccoli film. A partire dalla bellissima title track, che parla del “grande freddo” appunto che ci circonda oggi, la totale mancanza di amore e di interesse degli uni verso gli altri (“Ma quanto amore che rimane fuori dagli autobus…”), una ballata pianoforte e voce con testo importante ed un bel sax sul finale. Per continuare con “La fotografia sportiva”, altrettanto riuscita, sempre sul tema della mancanza di affetti e solidarietà nella società attuale. Ed a concludere la tripletta sull’anaffettività della società odierna, troviamo “Non chiedere”, sul non farsi troppe domande su questo mondo in cui viviamo. Altrettanto belle la dolce bossanova di “Gli uomini senza amore”, l’autobiografica “Prigioniero politico” e l’omaggio alle donne di “Principessa Messamale”. Il disco si chiude con il “reprise” della title track in cui Lolli e i suoi musicisti si riuniscono a suonare chiedendosi - ma senza risposta - se un “Raggio di sole” (questo il titolo del brano) potrà sconfiggere il grande freddo. Il disco segna anche un ritorno alle origini, vista la collaborazione di Lolli con gli Zingari Felici, ovvero Danilo Tomasetta e Roberto Soldati, con i quali incise lo storico album “Ho visto anche degli zingari felici” nel 1976. Non possiamo quindi che dare il bentornato a Claudio Lolli, che pare non aver perso smalto dagli anni '70 a questa parte, anzi è migliorato con l’età come il buon vino, sfornando un disco importante, con belle melodie e degli arrangiamenti essenziali ma sempre efficaci. (Francesco Arcudi)