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OLDEN  "Ci hanno fregato tutto"
   (2017 )

E' parecchio arrabbiato Davide Sellari, in arte Olden. Il cantautore perugino riversa nell'album "Ci hanno fregato tutto" le sue invettive rivolte a questi tempi, sostenuto da un rock che ha imparato la lezione degli Afterhours ma a volte sfiora il punk dei Cccp, sia nelle schitarrate che nella voce, che in certi momenti ribatte su una stessa nota, quasi salmodiando come Ferretti. Succede ad esempio in "Ma non sarebbe stato meglio", dove Olden espone situazioni comuni a tutti, come tornare a casa dalle vacanze "più incazzati di prima", chiedendosi se non sarebbe stato meglio se si fosse rimasti a casa a guardare una serie tv, a riordinare casa, o a coltivare limoni (anziché ammazzare leoni, con riferimento alle foto shock di un certo turismo poco etico). Andando con ordine, il pezzo d'apertura è "Non ti credo", in cui Olden se la prende con tutti: "Guardati allo specchio fesso, non mentire più a te stesso", ma non si tratta di cieca ira, bensì di un diverso modo di vedere le cose: "A volte mettevo un crocifisso storto, perché soffrivo a vederlo morto". La titletrack prosegue la filippica, notando che ci hanno proprio fregato tutto, anche la voglia di pensare, ma proprio all'ultima ripetizione il "proprio" viene sostituito da un "quasi", lasciando un briciolo di speranza: ci hanno fregato quasi tutto, e alla fine il "tutto" viene ripetuto all'esasperazione fino all'autoparodia. Ci sono anche tre brani pop e romantici: "Pianeta rosso", la cui melodia sembra voglia rincorrere quelle dei Tiromancino, "Vacanza breve", che è un lento romantico, il cui testo pare scritto un po' in stile Max Pezzali ("scriverò un appunto e un giorno te lo leggerò", poi però il finale riserba un forte impatto emozionale), mentre "Gli stessi sorrisi di sempre" è un altro lento pop, a chiusura dell'album, con la voce piena di riverbero, e le descrizioni con i verbi all'infinito: "Dimenticarsi tutto, poi correre senza un motivo...". Infine ci sono due canzoni che mostrano un ulteriore aspetto, dopo la rabbia e la dolcezza: la spiritosaggine. C'è "La festa dell'indiependenza", ennesima beffa all'indie rock. Ennesima perché ne stanno uscendo tantissime in contemporanea, potrebbero costituire un sottogenere a parte. Evidentemente si tratta di un'esigenza che sta emergendo, vedi la "Grande Truffa dell'Indie Rock" dei Les Fleurs des Maladives, oppure i primi colpevoli in assoluto, Lo Stato Sociale con "Sono così indie", tra l'altro facenti tutti parte di tale filone. Il brano parodizza, manco a dirlo, gli stilemi del genere: batteria in levare sul ritornello, frasi che sembrano buttate a caso ma non lo sono, aria scazzata e il riferimento al peso delle recensioni (come hanno fatto I Cani citando esplicitamente un certo sito). Diciamo, è una cosa simpatica ma arriva un po' tardi, e dei Lo Stato Sociale ce n'è uno (che è già troppo). Invece "Gianni", l'altro pezzo ironico, è il più riuscito dell'album, e si riferisce a un tipo di persona del quale di sicuro, ne conosciamo tutti almeno uno: "Gianni non dimostra quarant'anni, ha un locale pieno di disperati come lui (...), ama le inaugurazioni e le ragazzine thai (...), dice che non avrà figli, che la vita è una e certo non la sprecherà". Un tipo di canzone divertente e allo stesso tempo pungente, che rappresenta a mio avviso un ottimo spunto per Olden, per le prossime canzoni da scrivere. Nel frattempo però non va dimenticata la prima seria intenzione di questo Lp, ovvero la critica sociale e all'umana condizione, che viene ricordata in "E' tutto tuo": "Il tempo ti rompe i denti, e poi ti chiedi perché ultimamente non sorridi più..." (Gilberto Ongaro)