recensioni dischi
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SECTESY  "In the secretion of upcoming days"
   (2017 )

Dalla Repubblica Ceca arrivano i Sectesy, con il loro secondo album "In the secretion of upcoming days", e con il loro death metal che porta ai fasti degli anni passati. La voce alterna momenti di pigsqueal (udibili in "Putrid inflammation") a un classico growl gutturale. Dai titoli si evince una sorta di autoironia e di black humour, nell'evocare temi tanto orrorifici quanto grotteschi (ad esempio "Spontaneous internal combustion" e "The theatre of torture"), come in una sorta di film splatter anni '80 con tanto di succo di pomodoro in bella vista. Quindi se durante l'ascolto vi sale un sorriso Ŕ tutto normale. La batteria percorre i consueti tracciati, costituiti da doppio pedale, cassa e rullante che battono sovente sui trentaduesimi. Riff pesanti e veloci senza fronzoli costituiscono lo scheletro di quasi tutti i brani, e quelli di "Sold baptism" seguono dei cromatismi, e c'Ŕ anche un cambio di tempo in 6/8. In "Possessed by passion" i riff costanti lasciano spazio a un breve inciso melodico di chitarra. "The theatre of torture" presenta un'insolita parte in tonalitÓ maggiore, ma dura il tempo di una strofa. "Kӧln city graveyard" sono due minuti di pausa, costituiti da lente, basse e cupe note di pianoforte sopra le quali suonano archi di tastiera, piatti e gong orchestrali, un'atmosfera oscura e da colonna sonora che ricorda quegli stacchi che hanno inserito i Morbid Angel in "Blessed are the sick" (1991). L'album si conclude tornando alla carica con "In the vortex eclipse", lasciandoci in un vortice nero di velocitÓ e violenza sonora. "In the secretion of upcoming days" Ŕ un buon prodotto per gli amanti del death classico. (Gilberto Ongaro)