recensioni dischi
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THE FROZEN AUTUMN  "The fellow traveller"
   (2017 )

Con gli italiani The Frozen Autumn facciamo un salto nella darkwave, quella che è fiorita negli anni Ottanta tanto da caratterizzare il decennio nell'immaginario collettivo, ma che effettivamente in seguito non si è mai arrestata. Il synth duo è attivo dal 1993 e pare non aver perso neppure un briciolo della freschezza di quei tempi, così come il loro look cyberpunk è rimasto inalterato. E così il nuovo album "The fellow traveller" è un viaggio tra drum machine dal tipico rullante riverberato, basso synth spesso in sedicesimi, arpeggiatori a bizzeffe, e suoni di tastiera ariosi e statici. La voce del fondatore Diego Merletto e di Froxeanne si alternano nelle tracce, esponendoci quindi al timbro vocale virile del primo, affine a Tony Hadley degli Spandau Ballet, e al glaciale contralto della seconda. Cercare dei riferimenti è esercizio semplice ma infinito; le influenze dichiarate dai Frozen Autumn sono quelle dei Clan of Xymox e dei Depeche Mode, e nei loro brani si percepiscono anche tracce degli sviluppi successivi. "Told you at once" ha una sequenza a mitragliatrice di kick che ricorda quella del brano-simbolo "Blue Monday" dei New Order. "Touch you" scorre come uno dei successi degli Alphaville. Caratteristica delle canzoni è l'utilizzo di sequenze armoniche assai cupe, passando da accordi minori fuori scala (ad esempio: la minore - fa minore), cosa avvertita particolarmente nel refrain di "Tomorrow's life", che parla di un prossimo futuro: "Tomorrow's life is just began". La maggior parte dei pezzi si aggira sui sei minuti di durata, creando ampi spazi dove stendere i suoni eterei e prolungare l'effetto galvanizzante dei bassi. I testi esprimono spesso voglia di volare via da una realtà geometrica e claustrofobica, con una scelta estetica di platino ("Grey metal wings", dove tra l'altro viene concesso all'armonia di attraversare progressioni maggiori e dall'aspetto di apertura). Più o meno tutti i brani hanno una velocità intorno ai 130 bpm, il tipico tempo da ballare. Solo "Sirens and Stargazers" accelera di più, mettendo in contrasto i sognatori a caccia di stelle con i rumori mortificanti delle sirene; ma è "The twin planet" il pezzo più saltellante ed entusiasmante, con un synth bass stoppato e carico di groove, su un pedale armonico che crea suspense. Che messaggi stanno arrivando da questo lontano pianeta gemello? La voce di Diego si interroga e nel frattempo fischietta. Sicuramente Froxanne la risposta la trova, tramite le tastiere: il pezzo successivo si intitola "I love you but I've chosen synthesizers", facendo chiaramente il verso al nome della darkwave band "I Love You But I've Chosen Darkness". Nel frattempo Diego chiude l'album con una cover di David Bowie, sempre a tema spaziale: "Loving the alien". I Frozen Autumn così si riappropriano di quelle beffarde righe del Duca Bianco a proposito della credenza religiosa: "Prayers they hide the saddest view, believing the strangest things, loving the alien". "The fellow traveller" è rivolto a chi ama visceralmente la darkwave, in maniera selettiva ed esclusiva. (Gilberto Ongaro)