recensioni dischi
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NOVALISI  "Quando mi chiedono dove sei"
   (2018 )

Stavolta han puntato tutto sul cuore e su poche malizie strategiche per realizzare “Quando mi chiedono dove sei”, nuovo e.p. dei trevigiani Novalisi. Cinque brani calzati a pennello con una progettualità scevra da tattiche ma che abbraccia, invece, nuove metodiche lavorative con semplici supporti come I-Pad e I-Phone incrociati nel banco-regia. Il sound derivato non farà forse gridare al prodigioso, però incarna il desiderio di conservare le intense sensazioni vissute con tale operatività ed in assoluta assenza di pressioni esterne. Per veicolare l’insieme hanno chiamato subito un “Taxi”, come singolo scelto, che parte spedito verso trame di alt-rock lineari con oscuri commenti chitarristici. “Torno da me” è il nucleo tematico dell’opera, per evidenziare l’importanza di ritrovarsi dopo lo smarrimento totale all’indomani di una separazione: infatti, ci si immerge in abissi sonori che delineano tramonti sensoriali, descritti col giusto pathos. In “Torno da me” si avverte la spiccata voglia del combo di osare nuovi suoni, con le pelli della batteria che rivelano più tensione e una ambient-room consona alle loro aspettative, e il brano, con i suoi aspetti ipnotici, è l’episodio più catartico dell’album, quasi un mantra doloroso e delirante. Se in ballo c’è una “Gara”, la fanno con sé stessi, con percussività alle stelle e vocalità passionale, implorante di soluzioni benefiche per ridare luce all’anima ferita. Per restare in tema, notare come l’inizio di “Lieto fine” sia una tagliola impazzita di stop e controtempi, che sa virare su galassie gustose di post-rock. Al terzo disco, i Novalisi hanno messo a fuoco il loro stile con una cinquina dal sapore spiccatamente empatico, per arrivare con maggior immediatezza al cuore della gente: consapevoli che, talvolta, senza diavolerie particolari, si possano svelare panorami diversi e più soddisfacenti. Tradotto, vuol dire: missione compiuta. (Max Casali)