recensioni dischi
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SAFFIR GARLAND  "La calma dei malvagi"
   (2018 )

Gilberto Ongaro è un ex-ragazzo sulla trentina dal look naif, un po’ come le sue canzoni. Che sono scherzi seri, se mi passate l’ossimoro, ricche di quegli stessi colori di cui ama(va) vestirsi e sotto i quali nasconde il suo mondo di elfi sbagliati e fate declassate. Chiusa da lungo tempo l’esperienza dei Liberascelta e varato un percorso solista, dal 2012 Gilberto si muove sotto il moniker di Saffir Garland su un terreno scivoloso dalle mille insidie, terra di confine tra serio (parecchio) e faceto (non molto, oramai), landa perigliosa che sfuma la cesura fra dramma e ironia in bilico su recessi tempestosi. Veleggiando sciolto fra intento satirico e piccato risentimento, imbastisce un patchwork multicolore che disorienta e confonde: sorrisi a mezza bocca muoiono all’alba soffiati via da refoli di melanconica introspezione, frustate impietose volgono invece in boutade di scena che si portano via tutto e lasciano allo scoperto nervi e trucchi. Al pubblico ludibrio restano nove tracce nelle quali è facile o difficile perdersi, a seconda dell’estro del momento. Ambiguo, ambivalente, tortuoso eppure esile nella sua filigrana impalpabile: piccolo mistero poco buffo,“La Calma Dei Malvagi” si dondola sul filo del rasoio spingendo quanto vuole, nè troppo, nè troppo poco. Non valica mai il confine, indulgendo sovente al lato buio della luna, prediligendo tinte che digradano verso un chiaroscuro intimamente incupito, oscillando sornione sul limite precario tra denuncia risentita e docile ricamo. Emblematica la satira plumbea – sotto le mentite spoglie di canzonetta disimpegnata – de “Ti Mando In Congo”, apertura programmatica che schiaffeggia e irride colpevoli silenziosi e senza volto; pungente l’amarezza jazzy di “Flaconi”; aspro e ostile l’infido reggae di guerra e morte che sorregge “Baghdad”; intrigante la progressione armonica di “Metopa”, forse il vertice stilistico di un disco più impervio di quanto le ingannevoli apparenze suggeriscano. Come mutasse scenario, dalla metà in poi l’album viene affidato con insistenza alla voce soave e squillante di Barbara Bordin: dilagante in “Sofia”, straziante in “Marcella”, ove su un velo d’archi va in scena un sordido bozzetto di algido squallore e dignità mai perduta. L’oasi per pianoforte e flauto dello strumentale “Oro Blu” introduce gli oltre sei minuti della complessa “Ghirlanda” – epopea a più voci –, preludio alla chiusa trasognata di “Endimioni”, commiato sibillino sospeso su un verso inquieto come il suo autore. Pubblicato per l’ indipendente Dimora Records di Rovigo, “La Calma Dei Malvagi” vede la partecipazione di ospiti di pregio, da Maurizio Zannato a Bruno Sponchia, da Valerio Vettori (cornamusa) e Sophie Liebregts (arpa) a Greta Monalbo (viola). (Manuel Maverna)