recensioni dischi
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CHIEN BIZARRE  "Outsider"
   (2018 )

Seconda fatica per i Chien Bizarre, che pubblicano “Outsider”, dopo l’esordio con “I Migliori Esemplari” del 2015. Dieci tracce sanguigne che vogliono aggiungere una pagina importante a quel poderoso libro chiamato Rock, mantenendosi da un lato fedeli alle sue trame ma dall’altro cercando un’autonoma identità stilistica. “Outsider” ha solidi punti di riferimento tricolori come Negrita, Litfiba o Timoria, ma strizza l’occhio anche ai Led Zeppelin, ed è un lavoro vibrante ed energico a partire dalla corale opening track, “Il Gigante Delle Favole”, un gradevole rock che, in poco più di tre minuti, presenta l’identità della band. Sonorità acide e rabbiose si impossessano di “Canzone D’Umore (Nero)”, brano in cui non viene trascurata la dimensione testuale, mentre in “Come Cleopatra” si condensa l’ottima sintonia e compattezza di una band che fa della coralità la sua imprescindibile caratteristica. “Insensibile” non si discosta dalle tracce che la precedono e da quelle che seguono, e con i suoi poco più di quattro minuti conduce a metà del disco con “Empatia”. Quest’ultimo è un viaggio emozionale intenso, fatto di rime e riff accattivanti, in cui emerge sul finale un assolo di chitarra degno di nota. “Preghiera Laica” è un’accorata confessione personale, sfogo di una sofferenza causata dal male di vivere, bisogno di tenerezza in una società troppo gelida, distaccata e frenetica, in cui il pianto diventa un vanto e non una vergogna. “Mantide” non perde di vista l’intensa energia che contraddistingue l’intero album, anche se a tratti suona cupa, mentre “Underground” è, parere personale ovviamente, uno dei brani più riusciti di “Outsider”, insieme a “La Mia Generazione”. Questa è un’amara riflessione sulle giovani generazioni che si trovano ad affrontare la vita senza un preciso ideale, senza uno scopo, senza la possibilità di sperare in un futuro migliore. Una generazione senza voce che si trova costretta a portare una croce ereditata dal passato e fa fatica a trovare un proprio spazio identitario e una dignità. “Il Solito Caffè” chiude un disco che non delude le aspettative di chi ama sonorità rock senza disdegnare il valore di testi profondi e ricchi di spunti di riflessione. Un disco, quello dei Chien Bizarre, che si inserisce a buon diritto tra i lavori più interessanti dello scenario musicale indipendente, grazie alle sonorità originali e convincenti. (Angelo Torre)