recensioni dischi
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QUATUOR DIOTIMA & REINHOLD FRIEDL  "Quatuor Diotima & Reinhold Friedl"
   (2018 )

Il compositore e matematico tedesco Reinhold Friedl, già fondatore della formazione sperimentale Zeitkrazer (vedi la recensione su Music Map qui), incontra stavolta i francesi Quatuor Diotima, un quartetto d'archi che si presenta come atipico, nel disco omonimo appena uscito per la Alamuse Records. Esegue anche brani di repertorio (Bartók, Debussy, Ravel, Schubert e Beethoven), però qui, nella presentazione di creazioni proprie, attinge a sperimentazioni che si rifanno più al secondo Novecento, post Darmstadt. Lo stesso nome Diotima è un omaggio a Luigi Nono e alla sua "Fragmente-Stille, an Diotima". Friedl dal canto suo, ha sviluppato un software per processare le texture che il quartetto produce. Il lavoro di cui parliamo presenta tre composizioni: "String quartet no 1", per secondo "String quartet no 3" e infine "String quartet no 2". Non ci è dato sapere il perché dell'inversione dei numeri 3 e 2 in scaletta. Un dato in risalto è che si tratta di esercizi quasi ginnici per gli strumentisti, che mettono a dura prova le loro abilità tecniche con notevole sforzo. Il "n. 1" è eseguito interamente da movimenti di archetto circolare, senza mai staccarlo dallo strumento per nove minuti. Sono strofinamenti, che nei primi cinque minuti fanno sentire più lo sfrigolio delle corde che le note stesse. Dopo il quinto minuto, arriva la prima disarmonia distinguibile, e cresce l'agitazione tra glissando che paiono miagolii. E' una concezione abbastanza pop della musica atonale: l'atonalità come la immaginerebbe un ascoltatore inesperto, cioè archi stridenti per film horror. La seconda traccia invece, ovvero la "n. 3", entra nel pieno della tradizione eurocolta novecentesca: è un contrappunto dissonante che procede verso un decrescendo e una graduale salita dei registri, fino a scomparire nelle note più acute. Ci sono molteplici citazioni nascoste. La terza e ultima creazione, la "n. 2", è la più lunga (20 minuti), ed è suddivisibile in linea teorica in tre blocchi. Un primo blocco costituito da una tessitura continua e suonata piano, in condizione di calma apparente. Dal settimo minuto il secondo blocco: queste note lunghe iniziano ad essere sostituite da crome febbricitanti. Un movimento costante ed alienante, che al decimo minuto sembra ricordare lo stile di Vivaldi, ma geneticamente modificato. A lungo andare sembra rappresentare una sega sdentata, che insiste a tagliare un ceppo troppo duro. Se non fosse che l'approccio è matematico, ci si potrebbe vedere dell'espressionismo di tanto in tanto. Il tempo accelera in maniera impercettibile ma costante; al diciassettesimo minuto, nel terzo ipotetico blocco, dalle crome siamo giunti ormai alle semibiscrome suonate fortissimo, come in un'esplosione al rallentatore. Se avvertito in maniera adeguata, l'ascoltatore si esalta nel senso più americano del termine, da spettatore di wrestling o comunque di un'esibizione di forza muscolare non indifferente. (Gilberto Ongaro)