recensioni dischi
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TAJAK  "Ciclos"
   (2018 )

Terzo album in quattro anni per il trio messicano Tajak (“scheletro” in dialetto Kiliwa), originario della Baja California ma di stanza a Mexico City, “Ciclos”, pubblicato per la peruviana Buh Records, apre sul registro tetro e grave di “El Despertar”, cinque minuti impaludati nelle sabbie mobili di uno stoner-rock fosco ed opprimente.

Falsa premessa – pur allettante nel suo incalzare minaccioso – che cede gradualmente il passo ad un magma sonoro tendente al psych: se da un lato ciò contribuisce a mitigare almeno in parte il clima plumbeo della raccolta, dall’altro delinea un percorso allucinato e stravolto che trova sublimazione nelle trame dilatate e visionarie di “Camino” (stasi trascendente da For Carnation, quasi in area post-rock), nella accelerazione di “I’ve Seen It Fall”, nel sinistro rallentamento à la Loop di “En El Centro De La Sierra”, nell’ingorgo della title-track, nervosa e satura in zona Jesus & Mary Chain.

Elettricità pesante, lugubre, straniante, disturbata: quarantacinque minuti soffocanti e lisergici, oscuri ed avvolgenti come un sudario. (Manuel Maverna)